Oggi la mattinata è dedicata alla visita di Rennes, senza alzarci troppo presto perché già ieri è stata un po’ una levataccia però è una città che davvero merita di essere girata un po’.
Rennes (Roazhon in bretone), che ha circa 200.000 abitanti (ma 700.000 con l’area urbana), è l’attuale capoluogo della Regione della Bretagna, ed è anche una importante sede universitaria. Si trova all’incontro di due fiumi: l’Ille e la Vilaine. Venne fondata dal popolo celtico degli armoricani con il nome di Condate e durante la dominazione romana venne rinominata come Condate Riedonum. Fu conquistata dai Franchi nel 658. Dal 1532, fu capitale e sede del Parlamento di Bretagna. Nel 1720 venne distrutta per tre quarti da un incendio; la ricostruzione seguì le concezioni estetiche e urbanistiche del XVIII secolo. Rimasta una località rurale fino alla Seconda guerra mondiale, Rennes si è sviluppata nel XX secolo.

L’avveniristica stazione ferroviaria di Rennes


Passeggiando verso il centro storico, la prima cosa che notiamo sono alcune foto d’epoca che fanno parte di una mostra fotografica del 2019, e che sono ancora esposte sulla recinzione del vecchio liceo di Rennes. La mostra – scopriamo – era stata allestita per ricordare i 120 anni dal secondo processo Dreyfus, che si tenne proprio qui, in questo liceo. Alfred Dreyfus era un capitano dello Stato Maggiore francese, che alla fine dell’800 fu ingiustamente accusato di spionaggio a favore della Germania, condannato e successivamente riabilitato. L’affaire Dreyfus è passato alla storia soprattutto perché a difesa del capitano si schierarono diversi intellettuali dell’epoca, in particolare Emile Zola che nel suo famoso J’accuse sostenne la sua innocenza e accusò il governo e i militari di averlo scelto come capro espiatorio per antisemitismo (Dreyfus era un ebreo alsaziano). Ebbene, la revisione del processo che aveva condannato Dreyfus nel 1894 si tenne nel 1899 proprio qui a Rennes. Il dibattimento si sarebbe dovuto svolgere nel palazzo del Consiglio di Guerra, che ospitava le prigioni militari. Ma la sala scelta si rivelò troppo piccola per accogliere il pubblico che voleva assistere alle udienze, e allora, per ridurre i rischi di disordini durante il trasferimento del prigioniero, le autorità decisero di requisire il salone delle feste del liceo, che si trovava proprio di fronte e che oggi è intitolato a Emile Zola.

Attraversando il ponte sulla Vilaine, raggiungiamo la chiesa di Saint Germain. Questa chiesa fu edificata nell’epoca d’oro dell’arte religiosa bretone (1470-1690). Nel XIII secolo esisteva qui, fuori dalla prima cinta muraria gallo-romana, una piccola chiesetta con un cimitero. Durante la guerra dei Cent’anni, la Bretagna era in pace. La parrocchia si sviluppò e i suoi abitanti decisero di costruire una nuova chiesa più grande. Durante la lenta costruzione, lo stile della chiesa, cominciato come gotico fiammeggiante (tardo gotico), finì per evolversi in tardo rinascimentale; la chiesa venne terminata nello stesso periodo del Palazzo del Parlamento di Bretagna, quella Bretagna che nel 1532 era diventata una semplice provincia del Regno di Francia. I parlamenti francesi, sotto l’ancien regime, non avevano il potere di emettere nuove leggi, ma funzionavano come corti d’appello e di cassazione, sia in materia civile che penale, per i casi concernenti il terzo stato, e anche come tribunale di giurisdizione speciale di prima istanza per le cause che coinvolgevano i membri della nobiltà francese.

La chiesa di Saint Germain

Vetrata della chiesa di Saint Germain (XVI sec.)

L’organo della chiesa di Saint Germain (XIX sec.)

Il palazzo del Parlamento di Bretagna

Ma quello che forse caratterizza maggiormente Rennes sono le sue case a graticcio. Dalla piazza del Parlamento si diparte Rue St. Georges, che è una delle vie dove se ne trovano di più. In città sono più di 300: Rennes infatti vanta il primato di città bretone con più case a colombages o a pans-de-bois (così si chiamano qui). La costruzione a graticcio si è diffusa principalmente per motivi economici. A partire dal XIV secolo tutta la Bretagna conosce una forte crescita demografica e uno spostamento della popolazione verso le città. A Rennes urge costruire abitazioni e il materiale più conveniente è il legno delle foreste circostanti, soprattutto legno di quercia, molto resistente e di durata praticamente infinita. Inoltre il terreno è povero di pietre, ed è molto più semplice costruire utilizzando argilla e paglia.
Le case a graticcio di Rennes cambiano caratteristiche in base al periodo di costruzione: le più antiche hanno sculture esposte sulle pareti e i piani superiori sono decisamente più sporgenti del piano terra. Tutte comunque sono molto colorate: le tonalità di rosso e giallo sono i colori più diffusi, mentre il blu (pigmento molto costoso poiché ottenuto dai lapislazzuli) veniva utilizzato solo per le decorazioni. Le case a graticcio più antiche che sono arrivate fino a noi risalgono al XV secolo. Nel rinascimento, le decorazioni cambiano: se nella prima metà del XVI secolo si tende a privilegiare le figure umane, la seconda metà è invece segnata più da riferimenti all’antichità, con animali scolpiti, decorazioni a forma di uova e di foglie.

In Rue St. Georges abbiamo anche parlato brevemente con un’incaricata dell’amministrazione comunale che era affacciata alla finestra, mentre si stava occupando dello sgombero di una di queste case. Inizialmente pensavamo che si trattasse della proprietaria, invece questa signora ci ha spiegato che era lì per il Comune e che a breve dovrebbero partire i lavori di restauro e consolidamento di questa casa, che sono indispensabili perché si è scoperto che un muro divisorio con una delle case adiacenti è in pessime condizioni e quindi la casa potrebbe subire dei crolli. Abbiamo notato poi che parecchie di queste antiche case, per quanto bellissime, avrebbero purtroppo bisogno urgente di un restauro.
Il pavé è l’altra peculiarità sempre presente nelle strette rues di Rennes. Alla fine del medioevo le case erano disposte sui due lati delle strade ed essendo i piani superiori ancora più prominenti i tetti quasi si toccavano. Tutto era costruito in legno, per cui capite bene come il pericolo più grosso erano gli incendi, perché il fuoco si poteva propagare da una casa all’altra con estrema facilità e rapidità. Il più devastante fu il grande incendio del 1720, che imperversò per un’intera settimana! Distrusse 950 case, coinvolgendo 33 strade e facendo sfollare 8.000 persone che rimasero senza casa. In quel periodo la popolazione di Rennes era di circa 40.000 persone.

Dopo il grande incendio venne affidato a Jacques Gabriel, l’architetto di re Luigi XV, il compito di progettare una nuova piazza che contenesse in un unico edificio (in pietra) l’Hotel de Ville, il tribunale e la torre dell’orologio, una precisa richiesta della cittadinanza. Nel 1726 la piazza, adiacente a quella del Parlamento, fu ricostruita con al centro una statua della Bretagna che si inchinava alla Francia. La Rivoluzione Francese fece presto sparire questi monumenti in bronzo, alcuni fusi per forgiare dei cannoni, altri fatti esplodere. Sulla Place de la Mairie si affaccia anche il teatro dell’Opera, a cui nel XIX secolo l’architetto Charles Millardet conferì una forma curvilinea convessa che combaciasse idealmente, come in un abbraccio a distanza, con il dirimpettaio palazzo del Municipio, dalla forma concava. Qui in questa piazza, non ricordo perché – sarà stata l’aria un po’ sonnolenta di questa mattina, la presenza di una giostra o non so che altro – io e Viola a un certo punto ci siamo messi a cantare “Una vita in vacanza” dello Stato Sociale…

Il palazzo municipale

L’Opera di Rennes

Tra le case a graticcio è particolarmente nota la Ti Koz (casa vecchia in bretone) del 1505, per le sue pareti rosse e le sculture che indicano la ricchezza dei proprietari ma anche perché ha vissuto molte vite: costruita per i canonici della vicina cattedrale, nei secoli si allontanò dall’originaria vocazione religiosa, tanto che secondo alcuni per un certo periodo della sua storia sarebbe stata un bordello… in tempi più recenti fu convertita in un hotel di lusso, il cui ristorante stellato ha visto sfilare moltissime celebrità e presidenti della Repubblica fino al 1994, quando un tragico incendio pose fine all’avventura del ristorante. È stata poi una creperia e, dal 2014, una discoteca.

Ma la vera apoteosi delle case a graticcio è in Place du Champs Jacquet e Rue du Champ Jacquet, a pochi passi da Place Sainte Anne. Qui le facciate tipiche del XVII secolo sembrano irregolari e instabili, così storte da essere soprannominate “Il castello di carte”. Ma quando furono costruite era vero il contrario: sembravano godere di grande stabilità. Queste case, che si appoggiano sulle mura del XV secolo situate dietro di esse, erano state costruite per alloggiare gli uomini di legge che lavoravano nel Parlamento di Bretagna. Ma successivamente l’apertura a sinistra di Rue Leperdit creò un vuoto che fece inclinare la facciata. Di fatto, non c’è nessun divisorio di pietra tra le case che, con il tempo, si sono “comportate” di conseguenza, con un movimento che evidenzia una delle proprietà delle costruzioni in legno: la flessibilità dell’insieme.

Place du Champs Jacquet

La Porte Mordelaise è l’unica porta della città rimasta in piedi, e gli abitanti di Rennes le sono particolarmente affezionati. Qui sotto passavano i futuri duchi e duchesse di Bretagna per arrivare nella Cattedrale, dove sarebbero stati consacrati. Le aperture sono effettivamente due, una per i pedoni e l’altra per le carrozze.
Se scaviamo indietro nel tempo scopriamo però che le prime porte, in legno, risalgono all’epoca romana e la traccia, ancora evidente, sono i resti delle mura e dei terrapieni in pietra che furono utilizzati per costruire le fortificazioni intorno alla cattedrale: il nome lo si deve proprio alla strada romana che collegava Rennes con Mordelles, una cittadina a 24 km a sud-ovest.
Le due torri simmetriche con il doppio ponte levatoio, elementi tipici difensivi del Medioevo, sono del XV secolo, quando la città era in espansione e si costruirono nuovi quartieri al di fuori delle vecchie mura romane del III secolo, che portarono a erigere una seconda cinta muraria nel 1430/50 e infine una terza nel 1450/70.
Per la costruzione della porta fu utilizzata una pietra di granito incisa dedicata all’imperatore Gordiano III (224-244 circa). L’iscrizione era capovolta, segno dell’utilizzo di una pietra di un antico edificio come comune pietra da costruzione. Ne parla Stendhal nelle sue Memorie di un turista del 1838: “Una porta della città è a sesto acuto, e una delle pietre usate per costruirla reca un’iscrizione romana.” Nel 1874 questa pietra fu rimossa e offerta dal signor du Chatellier, allora proprietario, al Musée de Bretagne dove è conservata. Si tratta di una stele votiva eretta dal “senato” di Rennes nel III secolo.

La Porte Mordelaise

La Cattedrale di Saint-Pierre si innalza imponente a poche decine di metri dalla Porte Mordelaise ed è la terza cattedrale costruita nello stesso luogo. La prima, nel VI secolo ai tempi dell’evangelizzazione della Bretagna, era – guarda un po’ – in legno. Venne ricostruita in stile gotico, stavolta in pietra, solo nel XII secolo ma in seguito al crollo di una torre e di parte della facciata nel 1490, fu rifatta sul modello delle basiliche romane, in stile classico, pur rimanendo quello gotico all’interno. I lavori iniziarono nel 1541 e si protrassero fino al 1709.
Fu risparmiata dal Grande Incendio del 1720, con le fiamme che la sfiorarono, e nel 1730 si pensò a un nuovo coro e una nuova navata ma il progetto non venne mai realizzato.
L’altare maggiore romanico, gli stucchi e i dipinti sulle gigantesche volte della navata centrale, che vennero ridecorati in oro nella seconda metà dell’Ottocento, sono i suoi tesori di maggior pregio, ma il suo fascino è dovuto principalmente a quel che ha rappresentato nei secoli della storia di Rennes: qui i duchi e le duchesse della Bretagna venivano incoronati dopo una notte di preghiera.

La cattedrale

Noi ci siamo passati, purtroppo piuttosto velocemente perché Rennes è bellissima, ci sarebbe tanto da vedere ma passeggiando piacevolmente s’è fatta… una certa (come diciamo noi giovani) e noi dobbiamo accelerare il passo per non perdere l’autobus per Mont Saint-Michel. C’è giusto il tempo di passare da una boulangerie per comprare delle quiches (delle torte salate) da mangiare durante il viaggio e si va…

(TO BE CONTINUED…)