Una settimana alla scoperta della Bretagna storica, terra di popoli celtici, che si protende nell’oceano Atlantico tra il golfo di Biscaglia e il canale della Manica, tra il corso della Loira e quello della Senna. Terra di venti e di maree, di corsari, di castelli e di leggende – con ViaggieMiraggi
Capitolo 5: Mont Saint-Michel
Ed eccoci a quella che sarà l’ultima tappa del nostro viaggio: Mont Saint-Michel. Siamo arrivati qui con un altro Flixbus da Rennes, circa un’ora e mezza di viaggio. Qui non siamo più in Bretagna, questa è già Normandia, anche se siamo molto vicini al confine tra le due regioni. Valeva la pena, però, di… sconfinare rispetto a quella che è la “ragione sociale” del viaggio, perché Mont Saint-Michel è uno di quei posti che almeno una volta nella vita devi vedere. E lo si capisce anche dalla quantità di turisti che ci sono, una quantità mai vista finora in questo viaggio se non un po’ a Saint-Malo, ma comunque ben lontani da questi livelli. Ci siamo sistemati in un hotel che si chiama Saint Aubert (scopriremo che è un santo molto importante da queste parti) e che si trova nella parte “nuova” di questa cittadina, in località La Caserne.
Ora siamo alla fermata del bus-navetta che porta alla vera Mont Saint-Michel, quella che è un’isola tidale, ossia un’isola che viene unita da una lingua di sabbia, che emerge e scompare a seconda delle maree, alla terraferma. È proprio per le sue maree che Mont Saint-Michel è famosa in tutto il mondo, e qui ne abbiamo la prova. Tra le persone in attesa, si sente parlare un melting pot di varie lingue: ci sono ovviamente francesi, ma anche spagnoli, inglesi, parecchi americani, gli immancabili giapponesi, e per la prima volta risentiamo parlare anche italiano. Oggi, 1° settembre, è un giorno cruciale per le maree, e infatti la nostra Viola non l’ha scelto a caso: il coefficiente della marea del pomeriggio di oggi è 112, il più alto dell’anno. Sarebbe complicato spiegare cosa significa e come si calcola questo coefficiente, perciò non mi ci avventurerò: in concreto, significa che oggi la differenza tra l’alta e la bassa marea sarà di ben 14 metri! Eh sì, dovete sapere che è possibile prevedere con un buon grado di accuratezza quale sarà l’andamento della marea, anche se questa può ovviamente essere influenzata dai fenomeni atmosferici: c’è una fantastica tabellina colorata dove si possono trovare gli orari e i coefficienti delle maree di tutti i giorni dell’anno. Ogni giorno ci sono due alte maree, una al mattino e una alla sera. I coefficienti così alti però si hanno solo da marzo a ottobre, e solo per un paio di giorni al mese, non di più. E questo è veramente il più alto di tutti, per quest’anno.

Il Mont-Saint-Michel e la sua baia sono il secondo sito turistico più visitato di Francia. L’intero sito è inserito nella lista dei monumenti storici dal 1862, mentre il comune e la baia fanno parte del Patrimonio mondiale dell’umanità dell’UNESCO dal 1979. Il comune è tra i più piccoli al mondo, pensate che ci vivono oggi solo 33 abitanti. Sull’isolotto roccioso sorge la celebre abbazia medioevale. A 170 metri al di sopra del livello del mare, in cima alla guglia della chiesa abbaziale, si trova la statua di san Michele in onore del quale fu costruito il santuario.
A causa dell’intervento umano, la sedimentazione attorno al Mont stava facendo retrocedere sempre più il mare. Per questa ragione, dopo dieci anni di lavori, è stato inaugurato il nuovo ponte-passerella che sostituisce la vecchia strada. Dal 22 luglio 2014, i visitatori possono raggiungere il Mont attraverso questo nuovo ponte-passerella su piloni che permette all’acqua di circolare liberamente e, non appena il coefficiente della marea oltrepassa 110, permette al Mont di ritrovare il suo carattere marittimo. Il 2015 è stato l’anno di quella che è stata definita “la grande marea del secolo”. In quell’occasione, la marea aveva raggiunto un coefficiente di 119 (il massimo possibile è di 120). Perciò vedete che effettivamente con 112 siamo messi bene.
La fondazione dell’abbazia risale al X secolo, ma il monte era un luogo di culto già secoli prima. Secondo la leggenda l’arcangelo Michele apparve nel 709 al vescovo di Avranches, sant’Oberto (proprio lui, Saint Aubert), chiedendo che gli fosse costruita una chiesa sulla roccia. Il vescovo ignorò tuttavia per due volte la richiesta finché san Michele non gli bucò il cranio con un foro rotondo provocato dal tocco del suo dito, lasciandolo tuttavia in vita. Il cranio di Sant’Oberto con il foro è conservato nella cattedrale di Avranches.
Venne quindi sistemato un primo oratorio in una grotta. Il Mont Saint-Michel acquisì un valore strategico con l’annessione al Ducato di Normandia della penisola del Cotentin nel 933, venendosi a trovare al confine con il Ducato di Bretagna. Il duca Riccardo I (943-996) nel corso dei suoi pellegrinaggi al santuario rimase indignato dal lassismo dei canonici, che delegavano il culto a clerici salariati; ottenne perciò dal papa Giovanni XIII una bolla che gli dava l’autorità di riportare l’ordine nel monastero e fondò una nuova abbazia benedettina nel 966, con monaci provenienti da Saint Wandrille.
La ricchezza e la potenza di questa abbazia e il suo prestigio come centro di pellegrinaggio durarono fino al periodo della riforma protestante. Un villaggio si sviluppò ai piedi del santuario per dare accoglienza ai pellegrini. L’abbazia continuò a ricevere doni dai duchi di Normandia e quindi dai re di Francia. Durante la guerra dei cent’anni l’abbazia si fortificò contro gli inglesi con una nuova cinta muraria che circondò anche la cittadina sottostante.
A partire dal 1523 l’abate fu nominato direttamente dal re di Francia e fu spesso un laico che godeva delle rendite abbaziali. In seguito alle guerre di religione il monastero si spopolò. Nel 1791, in seguito alla Rivoluzione francese, gli ultimi monaci furono cacciati dall’abbazia, che divenne una prigione. La prigione fu chiusa nel 1863 per decreto imperiale, e l’abbazia passò quindi alla diocesi di Coutances. In occasione del millenario della fondazione, nel 1966, una piccola comunità monastica benedettina si è nuovamente insediata nell’abbazia, sostituita nel 2001 dalle Fraternità monastiche di Gerusalemme.
Il complesso abbaziale è costruito su tre livelli e, data la sua lunga storia, con parti che si sono sovrapposte le une alle altre e stili che vanno dal carolingio al romanico al gotico e gotico fiammeggiante.

Noi però, anche per fuggire per quanto possibile dalla pazza folla, abbiamo in programma di visitare l’abbazia soltanto questa sera, dopo l’arrivo dell’alta marea: il livello massimo è previsto alle 21.18. Ora, nel pomeriggio, la marea è bassa e noi ne approfitteremo per camminare in quello che poi ritornerà dominio del mare fino all’isola di Tombelaine, che è più grande dello stesso Mont Saint-Michel dal quale dista circa 3,5 km. Percorreremo quindi dai 7 agli 8 km a piedi nudi nelle sabbie melmose della baia, cosa che non è consigliabile fare da soli per cui anche noi abbiamo la nostra guida: siamo inseriti in un nutrito gruppo con il bel Kevin, che nell’attesa degli ultimi ritardatari regala battute con aria da piacione. Kevin parla solo francese ma noi qualcosa capiamo e, per quello che non capiamo, c’è Viola pronta a tradurre. La quale Viola ci ha anche avvertito di mettere costume da bagno e/o pantaloni corti, massimo bermuda (per fortuna il tempo lo consente) e di portare un asciugamano e una borraccia.
Il gruppo è finalmente completo e si parte. Nella baia sfociano tre fiumi (Sée, Sélune e Couesnon), i detriti dei quali formano i sedimenti inferiori; i sedimenti in superficie, su cui stiamo camminando, si trovano tra terra e mare: questa zona è ricca di strati di torba alternati a sabbia calcarea (gusci di conchiglie tritati). Di conchiglie se ne trovano tante, e abbiamo infatti scoperto che l’associazione simbolica tra il pellegrinaggio e la conchiglia è nata proprio qui, si dice prima ancora che a Santiago de Compostela, perché tra i pellegrini che arrivavano (Mont Saint-Michel è da sempre una delle principali mete di pellegrinaggio della cristianità) si diffuse l’abitudine di prendere una conchiglia da tenere per ricordo.
Dovendo in certi tratti di cammino anche attraversare i letti dei fiumi, ci troviamo spesso immersi nell’acqua fin sopra il ginocchio (e qui rimpiango la scelta di aver messo i bermuda e non direttamente il costume da bagno) ma senza paura avanziamo, seguendo Kevin che conosce a menadito ogni granello di sabbia della baia. Tra l’altro, è anche un… trattamento che fa molto bene alla pelle dei piedi! Ebbene sì, questa melma contiene argilla che ha un effetto purificante ed esfoliante.












Ma una passeggiata nella baia non è completa senza l’esperienza sabbie mobili… e quindi non ci siamo fatti mancare neanche questa. Praticamente, volendo, ti puoi… ficcare da solo nelle sabbie mobili. Come si fa? Ce lo ha insegnato Kevin. In un determinato punto ti metti a saltare sulla sabbia dura facendo così salire l’acqua in superficie e piano piano inizi a sprofondare, sempre di più. In realtà nella baia non si muore per colpa delle sabbie mobili, perché verresti inghiottito “solo” fino alla vita. C’è però il piccolo dettaglio che a un certo punto arriva l’alta marea… ma la buona notizia è che se resti calmo te ne puoi anche tirare fuori da solo, una gamba alla volta, facendo dei movimenti lenti. L’importante è non dare strattoni, altrimenti rischi solo lo stiramento muscolare ma dalle sabbie mobili non esci.

Camminando in questo paesaggio unico al mondo si riflette anche sulle piacevolezze della vita da gabbiano, soprattutto da queste parti: hai un’infinità di cibo a portata di… becco, non hai predatori e puoi vivere fino a 40 anni. Niente male…



Si ritorna verso Mont Saint-Michel dove, sempre per non farci mancare niente, aspetteremo… a piè fermo l’arrivo del Mascaret. Il Mascaret (mascheretto, in italiano) non è altro che l’onda di marea, che si forma quando la marea montante penetra in controcorrente nell’imboccatura dei fiumi. Qui a Mont Saint-Michel è famosa perché viaggia veloce: si dice come un cavallo al galoppo, forse non è proprio così ma comunque viaggia; in media sui 6 km/h ma in casi particolari può arrivare anche a 15 km/h. La vedi arrivare da lontano, con qualche surfista che cerca di cavalcarla, e la senti anche, con un rumore lontano che si fa sempre più vicino, e quando arriva… be’, quando arriva ti dà una bella botta. Non è altissima, almeno stasera è roba di mezzo metro o poco più, però vi assicuro che si fa fatica a stare in piedi, bisogna stare ben piantati sulle gambe.



Fatta quest’ultima… fatica, ci mettiamo in cerca di un posticino per mangiare qualcosa. Non siamo più in Bretagna, ma le galettes si fanno anche qui, e allora ci sembra un’ottima soluzione per una cenetta veloce ma gustosa. Ci concediamo anche un dolce, nel mio caso una mela al forno con mousse di sidro e cannella (specialità normanna).



Dopo di che, è il momento di visitare l’abbazia. Visita veloce (vista l’ora) ma suggestiva, anche perché c’è un concerto di violoncello. Arrivando un po’ in ritardo, non siamo riusciti a conquistarci i posti migliori, ma ce lo siamo gustato comunque. Vi agevolo un minutino di video girato dalla nostra Monica, giusto per avere un’idea dell’atmosfera.
Nel frattempo, la marea sta iniziando a scendere. Dopo le 22.30, minuto più minuto meno, Mont Saint-Michel non sarà più un’isola e noi potremo prendere la navetta per tornare all’hotel. C’è il tempo di passeggiare un po’ nelle stradine ora quasi deserte, e di affacciarsi per godere del panorama della baia by night.

Il giorno dopo, si ritorna a Mont Saint-Michel, questa volta con l’alta marea del mattino (massimo alle 9.41) e nella situazione di… pieno turistico. Noi ce ne andiamo a visitare la piccola chiesetta di Saint Pierre (ovviamente San Pietro), che è da non perdere.



Le origini di questa chiesa in pietra risalgono al secolo XI, anche se la struttura interna è del XV-XVI secolo. C’è la navata centrale con l’altare principale, la navata di destra con la statua della Vergine e la cappella con la statua di San Michele Arcangelo, che è l’opera maggiore del santuario. Questa statua monumentale in foglie d’argento su anima lignea fu trasferita dalla chiesa abbaziale con l’altare d’argento nel 1895. L’arcangelo è rappresentato come un guerriero romano che uccide il drago, brandendo la spada nella mano destra e lo scudo nella mano sinistra. Papa Pio IX decise nel 1875 di concederle gli onori dell’incoronazione. La corona è stata realizzata con gioielli offerti dai fedeli ed è attribuita all’orafo parigino Mellerio detto Meller. La cerimonia di incoronazione, alla presenza di 25.000 pellegrini il 3 luglio 1877, fu un momento culminante della rinascita del pellegrinaggio alla fine del XIX secolo. La preziosa corona venne successivamente trafugata dalla sagrestia del santuario, la notte del 17 agosto 1906. L’attuale corona della statua è decorata con perle di vetro: ricorda l’onorificenza conferitale nel 1877. Un cartello posto a lato della piccola cappella suggerisce di accendere una candela e di recitare questa preghiera:
San Michele Arcangelo,
con la tua luce rischiaraci,
San Michele Arcangelo,
con le tue ali proteggici,
San Michele Arcangelo,
con la tua spada difendici.
Amen.









Prima di lasciare anche Mont Saint-Michel e di prendere l’autobus per Parigi, c’è tutto il tempo per un bel pranzo rilassato. Piuttosto che metterci in coda per entrare in uno dei ristoranti sull’isola, ormai tutte trappole per turisti dove i prezzi sono per lo più inavvicinabili, scegliamo di pranzare in un agriturismo in campagna, la Ferme Saint Michel, che offre una cucina curata ma essenzialmente casalinga e prodotti esclusivamente del territorio. Se si sceglie nel menu de la ferme, che offre comunque tre scelte per ogni portata, il prezzo è anche assolutamente onesto. Io ho scelto una millefoglie di verdure marinate, un filetto di pollo della fattoria con salsa normanna al sidro e un croustillant (una pastella fritta) ripiena di formaggio di capra, con miele e nocciole. Tutto molto buono.


https://www.restaurantfermesaintmichel.com/
E così il viaggio si avvia davvero alla fine. Arriviamo a Parigi dopo due ore di autobus piuttosto pesanti causa guasto all’aria condizionata, e ci sistemiamo per la notte all’Ibis di Montmartre. Ci sembra che faccia molto caldo, dopo il fresco clima bretone. Abbiamo però un’ultima serata da passare insieme e ce la vogliamo godere. Viola conosce abbastanza bene il quartiere perché sua sorella, prima di trasferirsi a Marsiglia dove vive tuttora, ha abitato per un periodo anche qui e lei è venuta a trovarla più di una volta. Ci consiglia di andare alla Recyclerie, che è – come spiega il sito – un luogo “terzo” di sperimentazione dedicato all’eco-responsabilità, dove si può mangiare, ci si può incontrare, si può condividere, fare del bricolage… c’è la fattoria urbana e c’è un’officina dove si possono far riparare (o farlo personalmente, se sei un bravo bricoleur) elettrodomestici e oggetti di casa.


È il posto perfetto per noi, anche perché in questi giorni c’è un mercatino di artigianato tutto giapponese che… puntiamo subito come l’ultima occasione per comprare un regalino a Viola. Stiamo meditando su questo già da un paio di giorni ma i ritmi fin qui sono stati talmente serrati che davvero non c’è stato il tempo. Sappiamo che a lei sarebbe piaciuta una bella scodellina per il sidro; be’, qui di scodelline ce ne sono a bizzeffe: sarebbero per il riso, ma in fondo uno ne può fare l’uso che crede, no? Ma non basta: ci sono anche dei bellissimi kimono, e così – con un po’ di fatica – la convinciamo a scegliersene uno da portare a casa. Sarà il nostro regalo, da accompagnare con un bigliettino del quale mi sono occupato io… ho questa piccola tradizione, che cerco sempre di rispettare, per cui alla fine di ogni viaggio con le Mariposas le ringrazio con due righe in rima, una specie di poesiola stupidella che però in genere a loro piace perché sono delle anime sensibili. Ebbene, ecco quella di questa volta (ormai la quinta); mi dispiace, ma tocca anche a voi dovervela sorbire:
Un viaggio in terra di Bretagna
È il vento che la culla, l’oceano che la bagna
Terra dei Celti, di antiche leggende
Basta un giorno e il cuore ti prende.
Abbiamo attraversato foreste, sfidato maree
A sidro e acquavite ci siam schiariti le idee
Abbiam capito alla fine una cosa:
Che se vuoi un viaggio ma anche un miraggio,
se vuoi il pane ma anche la rosa,
Non puoi che innamorarti di Viola, la mariposa!
E insomma… diciamo che anche questa volta è piaciuta, anche perché letta davanti a delle ottime tapas e facendo un ultimo brindisi con birra e sidro.
Siamo poi saliti, in un caldo sabato sera parigino di fine estate, fino alla Basilica del Sacro Cuore (siamo a Montmartre e non se ne poteva fare a meno) dove ci siamo divertiti un po’ con dei ragazzi tunisini che erano lì sulla scalinata a bere e ballare. Un finale di serata più che degno.

Che altro dire? Spero che anche a voi sia piaciuto quest’altro diario di viaggio che è giunto alla fine. Si potrebbe ancora raccontare qualcosa del giorno successivo a Parigi, dove siamo stati ancora un po’ insieme e poi ciascuno di noi, alla spicciolata, è andato a prendere il proprio volo di ritorno; ma ve lo risparmio, siete stati già molto pazienti ad arrivare fin qui. Avrei voluto consigliarvi una bella mostra che abbiamo visto, al museo di Montmartre, sul surrealismo al femminile; davvero insolita e molto interessante, ma purtroppo ha chiuso il 10 settembre. E allora vi dico soltanto… à la prochaine!
Grazie infinite, ancora una volta, alle Mariposas de Sardinia e nello specifico a Viola che è stata come sempre super, anzi supèr, alla francese, alle nostre guide locali Marie e Maria Grazia, anche a Kevin – perché no – e alle mie tre meravigliose compagne di viaggio: Antonella, Monica e Simona.
