9 marzo 2024

La Boca è qualcosa di più di un quartiere popolare: La Boca è stata e in parte è tuttora, se ci si allontana un po’ da Caminito che è la parte più turistica del barrio, l’anima porteña più autentica (porteños sono gli abitanti di Buenos Aires), quella della Buenos Aires operaia costruita da migranti. Verso la metà del XIX secolo, la Boca accolse gli immigrati, spagnoli e soprattutto italiani, che si stabilirono lungo il Riachuelo, il fiume dal corso sinuoso che separa il territorio cittadino da quello della provincia. Molti immigrati vi arrivarono intorno al 1880 e finirono a lavorare nei tanti magazzini e stabilimenti conservieri, presso cui veniva immagazzinata e lavorata gran parte della carne di manzo argentina, uno dei principali prodotti dell’economia del paese. Gli abitanti del porto presero l’abitudine, dopo aver dipinto le chiatte che servivano al trasporto delle merci, di versare la vernice avanzata sui rivestimenti in lamiera ondulata delle loro case, conferendo involontariamente al quartiere una delle caratteristiche per cui sarebbe diventato in seguito famoso.

Tra gli italiani spiccava una numerosa comunità genovese, all’interno della quale si collocano le origini della squadra di calcio del Boca Juniors, che è forse il motivo per cui è più conosciuto il nome “Boca” a livello internazionale. I calciatori e i sostenitori della squadra sono per questo conosciuti con il nome di Xeneizes (da una traslitterazione castellano-argentina del termine in dialetto genovese “zeneize“, che significa genovese), nome che appare sulle maglie e sullo stemma sociale (“La gloriosa squadra xeneize”). Curiosamente, però, i colori del Boca non hanno nulla a che vedere né con Genova né con l’Italia: il blu e il giallo che da sempre (o quasi) caratterizzano la maglia della squadra fondata il 3 aprile 1905 sono quelli della bandiera svedese. Dice la leggenda che un gruppo di giovani italiani, quasi tutti originari di Genova, si incontrarono per fondare un club. La casa dove si svolse l’incontro era quella di Esteban Baglietto e vi parteciparono altre quattro persone: Alfredo Scarpatti, Santiago Sana e i fratelli Juan e Teodoro Farenga (costoro originari di Muro Lucano). Due anni dopo, essendo le prime divise bianconere ormai distrutte, i ragazzi, il cui patrimonio era soltanto un pallone regalato da un marinaio inglese, dovettero scegliere dei nuovi colori sociali, per cui non mancarono le discussioni. Nell’incertezza fu uno di loro, Giovanni Juan Brichetto, che di mestiere azionava il faro d’ingresso delle navi nel porto di Buenos Aires, a fare una proposta: «Andiamo al molo e vediamo la prima nave che passa». Appena arrivati sul posto, giunse al molo la nave svedese Drottning Sophia (“Regina Sophia”). A poppa sventolava un vessillo giallo e blu…

Andrea, che è anche lui supertifoso del Boca, ci racconta sul pullmino che ci sta portando alla Boca dal centro (il barrio si trova in realtà pochi km a sud del centro: in mezzo c’è solo San Telmo) che l’importanza di questi colori è tale che è l’unico caso conosciuto al mondo in cui la Coca Cola ha rinunciato ai suoi tradizionali colori: le pubblicità all’interno dello stadio del Boca, la mitica Bombonera, non potevano per nessuna ragione essere in bianco e rosso, ovvero i colori degli arcinemici del River Plate!

E allora è inevitabile che il pullmino si fermi proprio qui, alla Bombonera, e che da qui inizi il nostro giro del barrio.

L’esterno della Bombonera

E così si presenta all’interno, prima di una partita

I tifosi del Boca, come nella migliore tradizione, sono il “Giocatore n° 12”

Lo stadio non è grandissimo (57.000 posti), ma molti di più sono los hinchas (i tifosi) del Boca in tutto il paese e molti di più sono i soci: circa 500.000. Il Boca è un club che fa dell’azionariato popolare la sua bandiera, e perciò il presidente viene eletto, in elezioni che hanno un’importanza quasi pari a quella delle “vere” presidenziali della Repubblica Argentina. Alle ultime, quelle del 17 dicembre 2023, ha trionfato con il 65,3% dei voti l’ex giocatore del club Juan Roman Riquelme, l’unico che possa avvicinarsi (sia pure restando a distanza siderale) a Diego Maradona tra i miti della storia del Boca. Sì perché, per quei pochi che non lo sapessero, Maradona ha giocato nel Boca (nel 1981-82 e poi di nuovo a fine carriera, nel 1995-97) e ne era tifoso: lo si vedeva spesso sugli spalti della Bombonera e oggi la sua immagine resta presente in decine di murales. La sproporzione tra le dimensioni dello stadio e il numero di tifosi e di soci fa sì che, se non sei Maradona, riuscire a entrarci per vedere una qualsiasi partita è estremamente complicato: bisogna procurarsi il biglietto mesi prima o avere le “conoscenze” giuste, perché si è creata una sorta di mafia locale che controlla di fatto l’ingresso alla Bombonera. Anche su questo Andrea ha un’esperienza personale da raccontare: ovviamente lui ci è riuscito.

Il clima che si respira allo stadio è tra i più caldi del Sudamerica e i cori dei tifosi sono tra i più celebri: la Bombonera è nota anche per le vibrazioni che si avvertono quando i tifosi cominciano a saltare in maniera ritmata. Da ciò deriva l’espressione La Bombonera no tiembla. Late (“La Bombonera non trema. Batte”). Come un cuore pulsante di passione.

Uno dei tanti murales dedicati a Diego, il D10S di tutti gli argentini ma soprattutto dei boquenses

Anche Mauricio Macri, l’ex presidente argentino di centrodestra che ha governato dal 2015 al 2019, è stato presidente del Boca dal 1995 al 2007 e ci ha riprovato in occasione dell’ultima elezione, ma è stato sconfitto da Riquelme che, dopo un mandato da vicepresidente, con oltre 30.000 voti è risultato il presidente più votato nella storia del fútbol argentino.

Nel corso della sua campagna elettorale il nuovo presidente Javier Milei, eletto lo scorso 20 novembre, aveva tirato in mezzo anche il calcio con una proposta parecchio contestata: la conversione delle squadre di club da società pubbliche con azionariato diffuso a società per azioni aperte agli investimenti privati, cosa che secondo lui porterebbe benefici economici e competitivi. In seguito alla proposta di Milei, oltre cento squadre argentine si erano dichiarate contrarie e convinte sostenitrici dell’attuale modello di azionariato popolare, e tra queste il Boca Juniors, che aveva ribadito la sua posizione tramite Riquelme: «Fedeli alle nostre origini e a difesa di quasi 120 anni di storia, il Boca Juniors conferma il suo carattere di associazione civile senza scopi di lucro e la promessa che il club appartiene alla sua gente».

Ibarra, che si candidava contro Riquelme, non si è esposto particolarmente sulla questione, ma sta di fatto che la sua candidatura era vicina, se non legata, al nuovo governo della destra ultraliberista. Milei infatti ha vinto le elezioni presidenziali anche grazie all’appoggio di Mauricio Macri. Alle elezioni del Boca Macri si è presentato come vice di Ibarra, ma dei due è sicuramente il più influente: insieme promettevano di portare il Boca in un nuovo periodo d’oro, di dare l’incarico di allenatore a Martin Palermo, altro amato ex giocatore, e di risolvere l’annosa questione dello stadio, la Bombonera, da tempo al centro di progetti di ristrutturazione o rifacimento mai concretizzati.

Per la Bombonera, uno degli stadi più ammirati e intrisi di storia nel mondo del calcio, ma anche datato e stretto tra le vie di un affollato quartiere popolare, i due schieramenti avevano proposte molto diverse. Ibarra e Macri volevano costruire un nuovo stadio da 105mila posti in un’altra zona di Buenos Aires, mentre Riquelme vuole ristrutturare l’impianto attuale, cosa che finora non gli è riuscita per le difficoltà negli accordi con i residenti del quartiere, le cui case adiacenti all’impianto dovrebbero fare spazio a una nuova tribuna centrale.

Davanti alla Bombonera, in stile Walk of Fame, si trovano le impronte dei piedi delle stelle del Boca…

Ma in questa, che è la stella di Macri, c’è invece l’impronta delle sue mani

Dallo stadio si arriva in pochi minuti alla parte sud del barrio nota come Caminito, da Calle Caminito, che da tempo è diventata la via turistica della Boca, con le sue case particolarmente colorate e dai cui balconi si affacciano enormi pupazzoni che raffigurano Maradona, Messi o Papa Francesco. Ricordo che era così già dodici anni fa quando passai da queste parti, eccettuato Papa Francesco che all’epoca non era stato ancora eletto. Ma mi sembra che da allora la situazione sia ulteriormente peggiorata, nel senso che ora è davvero una successione ininterrotta di negozi di souvenir superkitsch, che di per sé non sarebbe neanche un male assoluto, perché in fondo sono oggetti che fanno parte in qualche modo di quella che è la cultura popolare di oggi, a maggior ragione in America Latina, e ci si può fare poco; ma così è veramente un po’ “too much”, come diciamo “noi” giovani. 😉

Fateci caso: al pupazzone di Maradona hanno aggiunto le ali da angelo…

Se però si raggiunge la vera “Boca”, dove si può passeggiare sul fiume verso il Puente Nicolas Avellaneda, vedendo più in lontananza il Puente del Riachuelo, e si torna verso la Bombonera facendo un’altra strada, l’anima popolare del barrio torna visibile. Tra i vari murales non solo calcistici, uno ricorda Dario Santillan e Maximiliano “Maxi” Kosteki, due ragazzi assassinati dalla polizia durante una manifestazione ad Avellaneda nel 2002, qui definiti “semi delle nostre lotte”.

Foto di Gianfranco Candida

Dedicato a Dario Santillan e Maxi Kosteki, uccisi dalla polizia durante una manifestazione nel 2002

Questo è Riquelme

E sempre lui

Prima di ripartire verso San Telmo, non possiamo comunque neanche noi esimerci da qualche acquisto: Andrea si compra la 10 del Boca per suo figlio Samir e una “sobria” giacca a vento gialloblu “griffata” Xeneizes per lui. Io la sciarpa del Boca l’avevo già comprata 12 anni fa, anche se in realtà per regalarla a un amico che le colleziona. Questa volta avrei, da parte dello stesso amico, la richiesta di una sciarpa del River, l’altra squadra “Top” di Buenos Aires arcirivale del Boca; ma qui non è decisamente il posto adatto, e per di più Andrea ha minacciato di accoltellarmi se mi vede comprare una sciarpa del River. Decido perciò di ripiegare su una più “neutra” sciarpa della Selecciòn Argentina (la nazionale), che è pur sempre diversa da quella del Boca e quindi andrà comunque bene.

Finiti gli acquisti si riparte col pullmino ma… qui si consuma quello che verrà poi costantemente evocato come un tormentone per tutto il viaggio, e cioè ci perdiamo una componente del gruppo: la nostra compagna di viaggio Ivana, forse in leggero ritardo sull’appuntamento forse chi lo sa, non è sul pullmino, ma ce ne accorgiamo soltanto all’arrivo a San Telmo, quindi Andrea deve tornare a prenderla. Lei nel frattempo aveva tentato di mettersi in contatto con noi, ma con qualche difficoltà visto che come quasi tutti, dati i prezzi del roaming extra-UE, ha preferito disattivarlo e usare il telefono solo in wi-fi.

Due ballerini di tango si esibiscono al mercato delle pulci di San Telmo

Vorrei comunque tranquillizzarvi: è finito tutto bene. Lei è rimasta un’oretta davanti alla Bombonera, nella speranza-convinzione che prima o poi saremmo ripassati di lì, e in effetti alla fine Andrea è ripassato. Insomma, un episodio un po’ alla “Pane e tulipani”, ma è durato molto meno e la nostra Ivana non ha trovato il suo Bruno Ganz.

Non si è persa neanche tanto, perché a San Telmo abbiamo avuto il tempo solo per un breve giretto e per mangiare qualcosa nella piazza dove si tiene il mercato delle pulci, ma va da sé che da lì in poi prima di ogni “ripartenza” Andrea ci ha sempre contato due volte, anche se spesso dopo aver detto “Se c’è Ivana ci siamo tutti”…

(TO BE CONTINUED)