Tutti pazzi per il Piazzo – Ritorno a Biella

Diario minimo fotografico di una giornata a Biella, esplorando lo storico borgo del Piazzo, con un piccolo ma selezionato, e affiatato, gruppo di viaggiatori seriali

Sono passati solo sei mesi dalla prima (per me e per molti di noi, se non tutti) incursione in quel di Biella ed eccoci di nuovo qua, in una giornata baciata dal sole (del resto, si sa che Biella è un po’ ‘O paese d’o sole…), per approfondire la conoscenza di Biella alta, ovvero del Borgo del Piazzo. A farci da guida, ancora una volta, non può essere che un biellese doc come Enrico De Luca di  ViaggieMiraggi. Del resto, siamo tutti affezionati viaggiatori di ViaggieMiraggi e di Radio Popolare. Ma c’è anche Elisa, la compagna di Enrico, che non è biellese di nascita ma lo è ormai di adozione, e non è certo da meno in quanto a entusiasmo per questo territorio.

Questa, ormai lo sappiamo, non è solo una città industriale, anche se la sua acqua leggera, povera di sali minerali, ha da sempre favorito il prosperare della lavorazione dei tessuti, permettendo di lavarli senza appesantirli.

Oggi è il volto storico di Biella quello che ci interessa.

Il nostro giro inizia dall’antico quartiere del Vernato, con le sue caratteristiche case a graticcio e i balconi aggettanti sulle strette stradine acciottolate.

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E’ al 1160 che si fa risalire l’intensificarsi degli insediamenti su questa collina: in quell’anno infatti i Vescovi di Vercelli, per indurre gli abitanti del Piano a trasferirsi al Piazzo, offrono loro gli importanti privilegi della macellazione, dei mercati e della giurisdizione. Nel 1245 la città sancisce il proprio regime comunale con la pubblicazione degli Statuti; nel 1379 si sottrae ai Vescovi e manda una delegazione presso Amedeo VI di Savoia per chiederne la protezione. Al Piazzo si svolge il commercio, hanno sede le istituzioni, hanno le loro residenze le famiglie nobili.

Tra cui spiccano i Ferrero – La Marmora, che sono famosi per il grande contributo dato al Risorgimento, ma sono presenti qui almeno dal XIV secolo e anche prima del XIX secolo hanno espresso personaggi illustri. E noi abbiamo appuntamento per la visita di un gioiello poco conosciuto come Palazzo La Marmora.

La facciata neoclassica del 1789 su Corso del Piazzo è composta da cinque moduli che si snodano seguendo per settanta metri la curva del corso.

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All’interno cinque cortili e fabbricati di epoche diverse per un totale di circa seimila metri quadri. Ma la prima cosa che colpisce è il magnifico giardino-terrazza con vista sulla città in cui ci si trova appena varcato il cortile di ingresso.

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Su un lato del giardino, la torre ottagonale dei Masserano, che spicca tra le torrette e i campanili del Piazzo. La torre fu fatta costruire da Sebastiano Ferrero, il personaggio forse più illustre della famiglia prima del 1800. Sebastiano fu un uomo politico di livello europeo nel 1400, per molti anni ministro anche a Milano sotto Ludovico il Moro. La leggenda vuole che, quando tornò a Biella, fece costruire la torre per poter vedere, almeno da lontano, le guglie del Duomo.

Fece costruire anche questa Chiesa, dedicata ovviamente a… San Sebastiano.

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Sull’altro lato del giardino un porticato a doppie colonne, chiuso da vetrate, arricchito da una pianta di ficus repens centenaria che lo decora con festoni e campane. Che è dove siamo qui, con la nostra guida del palazzo…

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Ma altrettanto belle e sorprendenti sono le sale affrescate. Nella prima, l’albero genealogico della famiglia Alberti, o meglio solo dei maschi della famiglia Alberti, con il quale scopriamo che i Ferrero – La Marmora sono imparentati, appunto, anche con gli Alberti di Firenze, quelli di Leon Battista Alberti, il grande architetto e studioso del Rinascimento. Sì, perché nel 1899 Enrichetta, ultima erede dei Ferrero della Marmora, sposa Mario Mori Ubaldini degli Alberti, ultimo conte della famiglia fiorentina. E infatti nella cornice del quadro vediamo la catena, simbolo che campeggia nello stemma degli Alberti.

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Poi, passando per  la Sala dei Castelli e il Salotto Verde, si arriva alla Sala dell’Alcova, dove un grande ritratto ci presenta la famiglia nella prima metà dell’800, con i membri più noti, i quattro generali: Carlo Emanuele, Alberto, Alessandro, fondatore dei Bersaglieri, e Alfonso che fu ministro di Cavour. Con loro la madre Raffaella, gli altri fratelli e sorelle (Raffaella ebbe la bellezza di 16 figli, di cui 13 sopravvissero) e… il cane.

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Segue la seicentesca Sala dei Motti, con la volta affrescata con raffigurazioni di animali a cui sono abbinati motti di saggezza…

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Ed eccoci in gruppo nel giardino del palazzo, a goderci il sole. Prima di uscire, abbiamo incontrato anche la Marchesa, in abiti non certo… da Marchesa e con i sacchetti della spazzatura in mano!

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Prima di pranzo, ci concediamo anche una passeggiata in un altro giardino niente male…

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E poi il pranzo, all’Osteria dei Due Cuori, in Piazza Cisterna. Due antipasti, un ottimo risotto con gli asparagi e una torta al cioccolato soffice come una nuvola. Dopo di che, visto che siamo anche in un’antica premiata fabbrica di torcetti (i tipici dolcetti biellesi) e ciambelle, come si fa a rinunciare ad un assaggio? E come non portare a casa due torcetti?

Ma anche qui c’è qualcosa di antico da vedere, niente meno che un forno del ‘600 ritrovato nel sotterraneo.

Nel pomeriggio, l’appuntamento clou è la visita alla sinagoga, che ospita, o meglio ospitava, il Sefer Torah  ancora in uso più antico al mondo, risalente all’incirca al 1250. Si chiamano Sefer Torah i rotoli su cui sono scritti a mano i cinque libri principali della Bibbia, il Pentateuco. Ospitava perché ora, purtroppo, i preziosi rotoli sono stati trasferiti in una cassetta di sicurezza.

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La piccola sinagoga, che risale al 1700, come quasi sempre è pressoché invisibile da fuori. A rendere più gradevole la nostra visita e a portarci per una mezz’oretta dentro la cultura ebraica c’è uno degli ultimi esponenti della piccola comunità ebraica biellese, ridotta ormai a sei persone. Ci fa un lungo e minuzioso elenco di tutto quello che non si può fare il sabato, spiegandoci anche il perché, con i riferimenti alle Scritture; e a volte sono dei perché davvero curiosi. Ci spiega meglio cosa significa kosher, ci racconta storielle di gusto tipicamente ebraico e cerca perfino, un po’ arrampicandosi sugli specchi per la verità, di dimostrarci che se il posto delle donne è lassù, nel matroneo, non è una ghettizzazione, non è perché siano meno importanti dell’uomo, anzi sono più importanti, tant’è vero che la discendenza ebraica si tramanda solo per la linea femminile: sei ebreo solo se lo è tua madre, non se lo è tuo padre. Non riesce a convincerci  del tutto, ma è simpatico, bisogna dirlo.

C’è ancora tempo per un’altra passeggiata per le vie del Borgo e per scoprire che la funicolare che porta qui al Piazzo, se non hai voglia di salire per le ripide coste, sta per essere sostituita da un “ascensore inclinato”. La funicolare è un simbolo amato da generazioni di biellesi, che difficilmente potrà essere soppiantato dalla nuova opera nei cuori dei più romantici. Ma sembra che, nonostante le petizioni, la diffusa contrarietà popolare e il fatto, più prosaico ma importante, che era stata da poco fatta la manutenzione con cui il vecchio impianto poteva andare avanti ancora per vent’anni, non ci sia più niente da fare. Possiamo solo sperare in un nuovo miracolo biellese…

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