Palestina: una storia a fumetti

Si può fare un reportage a fumetti? Sì, si può fare.
È quello che ha fatto, e che fa, l’americano di origine maltese Joe Sacco. “Palestina”, una delle sue opere più note, è un lucidissimo reportage a fumetti. Senza dimenticare che lo ha fatto anche il nostro Zerocalcare con Kobane Calling, che avevo proposto proprio qui un paio d’anni fa.
Joe Sacco ci ha messo qualche anno, dal 1991 al 1994, per mettere definitivamente su carta la sua personale visione, ma meglio sarebbe dire esperienza, di Palestina.
“Volevo verificare di persona le condizioni di vita dei palestinesi sotto l’occupazione israeliana. Anche se a Madrid era stato avviato il processo di pace… la possibilità di un trattato di pace accettabile tra palestinesi e israeliani sembrava remota”.
Sacco se ne va dunque a Gerusalemme Est, e da lì in Cisgiordania e nella striscia di Gaza. In solitaria. Lasciandosi letteralmente portare da quella preziosissima cosa che è il caso e da una forte disponibilità ad ascoltare, guardare, entrare in relazione. Da casa sembra essersi portato solo domande: domande vere, di quelle che vanno in cerca di una vera risposta, cioè di tante e contraddittorie e provvisorie risposte che poi uno deve aggiustarsi da sé fino a trovarci un senso; non domande finte, che in realtà sono giudizi già belli e pronti, che chiedono solo conferma e spesso neanche quella, perché non ne hanno bisogno.
Atterrare in Palestina venendo dall’America a stelle e strisce non è mica roba da ridere: uno si ritrova tra i piedi un mucchio di buoni sentimenti, parecchi sensi di colpa, una miscellanea di sentiti dire, luoghi comuni, cliché tardo-orientalisti e quel vago impulso alla fuga che è di chi, refrattario ai valori e alle ragioni dell’Impero, dall’Impero pur sempre proviene e con esso inevitabilmente rischia di essere identificato.
Un “excursus storico”, una cartina e uno sguardo. Questo è l’inizio.
La sua storia di Palestina Sacco dice di averla costruita intervistando tutti quelli che incontrava, facendosi raccontare non solo la loro storia, ma anche le tante storie che ognuno aveva a sua volta sentito raccontare da familiari, amici, conoscenti; e poi i sogni, i desideri, le paure, le fantasie, le piccole miserie, insomma la materia concreta della vita. La posizione dell’autore è però molto più di quella di un bravo intervistatore: il suo segreto consiste, probabilmente, nella capacità di diventare parte della scena al punto di far dimenticare la propria presenza.
Eppure in molte delle sue tavole Sacco include anche sé stesso, spesso per fare da detonatore a una conversazione o a una confidenza, altre volte per costruire un vero e proprio sottotesto, che è quello del diario personale, della riflessione sul “che cosa ci faccio qui“.
La sua forza è forse soprattutto questo: non ha paura di raccontarsi quando ha dei dubbi, quando è stanco, quando non ne può più di essere costantemente “assediato”, quando si chiede se quello che sta facendo ha un senso, se i palestinesi stessi sono sinceri nel rapporto con lui o non lo “sfruttano”, invece; nel disperato intento di dare visibilità alla loro storia, al loro grido di dolore, o per vendere i propri racconti dell’orrore per pochi soldi che aiutano a comprare medicine o latte in polvere.
E sono queste le pagine davvero irresistibili, perché mettono a tema – alla faccia di ogni correttezza politico-ideologica – la surreale doppia estraneità del pur motivato straniero in terra di Palestina: le sue caratteristiche somatiche, il suo abbigliamento, i suoi occhialini da intellettuale occidentale, l’inglese americano che parla, la sua macchina fotografica, lo inchiodano a una vistosa alterità. Scambiato spesso per quello che non è (israeliano, semplice turista), e come tale trattato, Sacco approfitta di questo per dire a sua volta quelle verità che spesso chi arriva in un luogo spinto dalla passione politica non ha più il coraggio di nominare o, forse, di vedere. Ma, con questo, non viene meno la sua empatia o la sua adesione alla causa palestinese. È quello palestinese, in fin dei conti, il punto di vista che vuole mostrare.
La penna di Sacco non disegna né scrive sotto ricatto politico, morale o affettivo. Ed è questo suo essere così sincera e così sinceramente fuori linea, così poco ansiosa di “servire” una qualche causa, a renderla credibile. E meritevole di essere letta.
Soprattutto ora, in vista del nostro prossimo viaggio in Palestina, dal 17 al 25 ottobre con Radio Popolare, ViaggieMiraggi e l’ONG Vento di Terra. E prossimamente, per chi vorrà, su queste pagine.
Perciò vi propongo un paio di piccoli assaggi. Qui si racconta come nacque la prima intifada, quella delle pietre, nel 1987.

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E qui, in un capitolo intitolato “Pressioni moderate”, si descrive una tipica storia di detenzione ingiustificata e tortura.

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Per chi volesse, il libro si trova nell’edizione Oscar Mondadori.

 

Tutti pazzi per il Piazzo – Ritorno a Biella

Diario minimo fotografico di una giornata a Biella, esplorando lo storico borgo del Piazzo, con un piccolo ma selezionato, e affiatato, gruppo di viaggiatori seriali

Sono passati solo sei mesi dalla prima (per me e per molti di noi, se non tutti) incursione in quel di Biella ed eccoci di nuovo qua, in una giornata baciata dal sole (del resto, si sa che Biella è un po’ ‘O paese d’o sole…), per approfondire la conoscenza di Biella alta, ovvero del Borgo del Piazzo. A farci da guida, ancora una volta, non può essere che un biellese doc come Enrico De Luca di  ViaggieMiraggi. Del resto, siamo tutti affezionati viaggiatori di ViaggieMiraggi e di Radio Popolare. Ma c’è anche Elisa, la compagna di Enrico, che non è biellese di nascita ma lo è ormai di adozione, e non è certo da meno in quanto a entusiasmo per questo territorio.

Questa, ormai lo sappiamo, non è solo una città industriale, anche se la sua acqua leggera, povera di sali minerali, ha da sempre favorito il prosperare della lavorazione dei tessuti, permettendo di lavarli senza appesantirli.

Oggi è il volto storico di Biella quello che ci interessa.

Il nostro giro inizia dall’antico quartiere del Vernato, con le sue caratteristiche case a graticcio e i balconi aggettanti sulle strette stradine acciottolate.

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E’ al 1160 che si fa risalire l’intensificarsi degli insediamenti su questa collina: in quell’anno infatti i Vescovi di Vercelli, per indurre gli abitanti del Piano a trasferirsi al Piazzo, offrono loro gli importanti privilegi della macellazione, dei mercati e della giurisdizione. Nel 1245 la città sancisce il proprio regime comunale con la pubblicazione degli Statuti; nel 1379 si sottrae ai Vescovi e manda una delegazione presso Amedeo VI di Savoia per chiederne la protezione. Al Piazzo si svolge il commercio, hanno sede le istituzioni, hanno le loro residenze le famiglie nobili.

Tra cui spiccano i Ferrero – La Marmora, che sono famosi per il grande contributo dato al Risorgimento, ma sono presenti qui almeno dal XIV secolo e anche prima del XIX secolo hanno espresso personaggi illustri. E noi abbiamo appuntamento per la visita di un gioiello poco conosciuto come Palazzo La Marmora.

La facciata neoclassica del 1789 su Corso del Piazzo è composta da cinque moduli che si snodano seguendo per settanta metri la curva del corso.

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All’interno cinque cortili e fabbricati di epoche diverse per un totale di circa seimila metri quadri. Ma la prima cosa che colpisce è il magnifico giardino-terrazza con vista sulla città in cui ci si trova appena varcato il cortile di ingresso.

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Su un lato del giardino, la torre ottagonale dei Masserano, che spicca tra le torrette e i campanili del Piazzo. La torre fu fatta costruire da Sebastiano Ferrero, il personaggio forse più illustre della famiglia prima del 1800. Sebastiano fu un uomo politico di livello europeo nel 1400, per molti anni ministro anche a Milano sotto Ludovico il Moro. La leggenda vuole che, quando tornò a Biella, fece costruire la torre per poter vedere, almeno da lontano, le guglie del Duomo.

Fece costruire anche questa Chiesa, dedicata ovviamente a… San Sebastiano.

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Sull’altro lato del giardino un porticato a doppie colonne, chiuso da vetrate, arricchito da una pianta di ficus repens centenaria che lo decora con festoni e campane. Che è dove siamo qui, con la nostra guida del palazzo…

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Ma altrettanto belle e sorprendenti sono le sale affrescate. Nella prima, l’albero genealogico della famiglia Alberti, o meglio solo dei maschi della famiglia Alberti, con il quale scopriamo che i Ferrero – La Marmora sono imparentati, appunto, anche con gli Alberti di Firenze, quelli di Leon Battista Alberti, il grande architetto e studioso del Rinascimento. Sì, perché nel 1899 Enrichetta, ultima erede dei Ferrero della Marmora, sposa Mario Mori Ubaldini degli Alberti, ultimo conte della famiglia fiorentina. E infatti nella cornice del quadro vediamo la catena, simbolo che campeggia nello stemma degli Alberti.

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Poi, passando per  la Sala dei Castelli e il Salotto Verde, si arriva alla Sala dell’Alcova, dove un grande ritratto ci presenta la famiglia nella prima metà dell’800, con i membri più noti, i quattro generali: Carlo Emanuele, Alberto, Alessandro, fondatore dei Bersaglieri, e Alfonso che fu ministro di Cavour. Con loro la madre Raffaella, gli altri fratelli e sorelle (Raffaella ebbe la bellezza di 16 figli, di cui 13 sopravvissero) e… il cane.

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Segue la seicentesca Sala dei Motti, con la volta affrescata con raffigurazioni di animali a cui sono abbinati motti di saggezza…

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Ed eccoci in gruppo nel giardino del palazzo, a goderci il sole. Prima di uscire, abbiamo incontrato anche la Marchesa, in abiti non certo… da Marchesa e con i sacchetti della spazzatura in mano!

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Prima di pranzo, ci concediamo anche una passeggiata in un altro giardino niente male…

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E poi il pranzo, all’Osteria dei Due Cuori, in Piazza Cisterna. Due antipasti, un ottimo risotto con gli asparagi e una torta al cioccolato soffice come una nuvola. Dopo di che, visto che siamo anche in un’antica premiata fabbrica di torcetti (i tipici dolcetti biellesi) e ciambelle, come si fa a rinunciare ad un assaggio? E come non portare a casa due torcetti?

Ma anche qui c’è qualcosa di antico da vedere, niente meno che un forno del ‘600 ritrovato nel sotterraneo.

Nel pomeriggio, l’appuntamento clou è la visita alla sinagoga, che ospita, o meglio ospitava, il Sefer Torah  ancora in uso più antico al mondo, risalente all’incirca al 1250. Si chiamano Sefer Torah i rotoli su cui sono scritti a mano i cinque libri principali della Bibbia, il Pentateuco. Ospitava perché ora, purtroppo, i preziosi rotoli sono stati trasferiti in una cassetta di sicurezza.

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La piccola sinagoga, che risale al 1700, come quasi sempre è pressoché invisibile da fuori. A rendere più gradevole la nostra visita e a portarci per una mezz’oretta dentro la cultura ebraica c’è uno degli ultimi esponenti della piccola comunità ebraica biellese, ridotta ormai a sei persone. Ci fa un lungo e minuzioso elenco di tutto quello che non si può fare il sabato, spiegandoci anche il perché, con i riferimenti alle Scritture; e a volte sono dei perché davvero curiosi. Ci spiega meglio cosa significa kosher, ci racconta storielle di gusto tipicamente ebraico e cerca perfino, un po’ arrampicandosi sugli specchi per la verità, di dimostrarci che se il posto delle donne è lassù, nel matroneo, non è una ghettizzazione, non è perché siano meno importanti dell’uomo, anzi sono più importanti, tant’è vero che la discendenza ebraica si tramanda solo per la linea femminile: sei ebreo solo se lo è tua madre, non se lo è tuo padre. Non riesce a convincerci  del tutto, ma è simpatico, bisogna dirlo.

C’è ancora tempo per un’altra passeggiata per le vie del Borgo e per scoprire che la funicolare che porta qui al Piazzo, se non hai voglia di salire per le ripide coste, sta per essere sostituita da un “ascensore inclinato”. La funicolare è un simbolo amato da generazioni di biellesi, che difficilmente potrà essere soppiantato dalla nuova opera nei cuori dei più romantici. Ma sembra che, nonostante le petizioni, la diffusa contrarietà popolare e il fatto, più prosaico ma importante, che era stata da poco fatta la manutenzione con cui il vecchio impianto poteva andare avanti ancora per vent’anni, non ci sia più niente da fare. Possiamo solo sperare in un nuovo miracolo biellese…

Felices Fiestas

Vorrei augurarvi buone feste a modo mio, se ci riesco.

Sta per concludersi il primo anno intero di questo blog, e devo dire che i numeri, senza imbrodarmi troppo, sono abbastanza buoni: abbiamo superato abbondantemente i 4.000 contatti. Di questo devo ringraziare tutti voi, miei cari amici che avete dedicato qualche minuto del vostro tempo a leggere queste note di viaggio.

Se qualcuno di voi, evidentemente non troppo sano di mente, pensasse di continuare a farsi del male in questo modo anche l’anno prossimo e volesse sapere in anticipo che viaggi ho in mente, il programma è più o meno questo. Sono, ovviamente, tutti viaggi targati Radio Popolare e ViaggieMiraggi. Chi è venuto alla bellissima festa dei viaggiatori di qualche giorno fa al Mare Culturale Urbano ha già un’idea.

Si parte il prossimo 23 gennaio con l’attesissimo seguito del tour cubano, che toccherà questa volta la parte orientale della Isla. Da Santiago, culla della musica cubana, a Baracoa, remota perla orientale purtroppo duramente colpita dall’uragano Matthew, anche se diversamente da Haiti lì non si sono registrate vittime, grazie all’efficiente sistema di allerta che ha portato ad evacuare circa 900.000 persone. Da Bayamo a Playa Pilar, la spiaggia di Hemingway. E su, su per i sentieri della Sierra maestra, sulle orme dei Barbudos.

L’anno scorso il claim era “Andiamo a Cuba prima che ci arrivino gli Yankee”, ricordate? Nessuno si sarebbe aspettato che, dopo un anno, tutto sarebbe cambiato così, con Trump presidente e un processo di riavvicinamento USA-Cuba che sembra destinato a rallentare bruscamente se non a fermarsi del tutto. Certo ora la fine del bloqueo non appare più così vicina, ammesso che lo sia mai realmente stata. Scopriremo cosa ne pensano i cubani.

L’altro appuntamento già certo, e targato anche Viaggiare i Balcani, è quello con il delta del Danubio, proseguimento ideale del mitico “barcone” sul Danubio serbo dell’estate scorsa. Qui siamo tra la fine di maggio e i primi di giugno.

In mezzo, in aprile, è possibile che ci scappi anche l’Iran, che mi stuzzica molto, ma purtroppo qui non ho ancora certezze.

Per l’estate si comincia a parlare di Cina, un viaggio ancora tutto da costruire ma che si annuncia, come dire… per viaggiatori veri.

Ma tutto questo è ancora abbastanza lontano. Per ora, devo confessare che la mia testa è già a Cuba. Si tratta, lo sapete, di un caso di fuga di cervelli (ma in questo caso il corpo è rimasto qui). E quindi ho deciso di regalarvi due canzoni di Natale un po’ alternative, dal sapore decisamente cubano. La prima è di Silvio Rodríguez, il De André cubano, ed è bellissima ancorché malinconica. Ma siccome non voglio che si dica che vi faccio intristire a Natale, ne ho scovata anche un’altra più leggera e più… “classicamente” natalizia, per quanto in salsa tropicale.

Che altro dire? Felices fiestas e grazie ancora a tutt*

Cancion de Navidad – Silvio Rodriguez

Navidad Tropical

 

Di nuovo verso i Balcani

Cari lettori, tra 10 giorni partirò per la Serbia con Radio Popolare, come forse i più attenti tra voi sapranno.

Sarà un viaggio speciale, a partire dal… mezzo di trasporto: viaggeremo sul mitico battello di “Underground” di Emir Kusturica, quello della scena del matrimonio.

Navigheremo sul Danubio da Novi Sad a Belgrado e poi giù, giù fino al tratto dove il Grande Fiume fa da confine tra Serbia e Romania, nel parco naturale delle “Porte di Ferro”.

Incontreremo musicisti, scrittori, fumettisti e… produttori di rakija alla prugna!

Per me sarà anche la mia… dose annuale di Balcani, che quando posso non mi faccio mancare.

So che alcuni di voi ci saranno e ho pensato che, per aiutarvi nella marcia di avvicinamento, poteva essere una cosa carina riproporre il diario del viaggio che abbiamo fatto due anni fa con Danilo De Biasio in Bosnia, a Sarajevo e Mostar. Che poi è stato anche il mio primo viaggio con Radio Popolare, che è un po’ come il primo-amore-che-non-si-scorda-mai.

Non è la Serbia, certo, ma è un paese che alla Serbia resta legato indissolubilmente, con un legame di sangue, purtroppo in tutti i sensi.  E che ha sempre riprodotto, nel bene e nel male, la miscela di etnie e religioni che era alla base della costruzione della Jugoslavia.

E chissà che non possa interessare anche a qualcuno che in Serbia non viene…

A Sarajevo con l’Autista Moravo – Appunti di viaggio

Appuntamento alla fine di agosto per il diario serbo.

E buon proseguimento d’estate a tutte e a tutti voi, a chi parte e a chi resta a casa.

Coming up… Lisboa

Sono in partenza per Lisbona: viaggio organizzato, come sempre, da Radio Popolare e da Viaggi e Miraggi.

Domani mattina, ad un’ora ignobile, ci avvieremo verso l’aeroporto di Malpensa per prendere il volo che ci scaricherà sulle rive del Tago nel bel mezzo della festa di San Giovanni, una delle tante che caratterizzano il giugno lisboeta.

Lisbona nera, è il titolo programmatico del viaggio. Un weekend lungo alla ricerca dei colori, dei suoni e dei profumi dell’Africa lusofona (Capo Verde, Angola, Mozambico) che riempiono il quartiere periferico di Cova da Moura. Quartiere che era quasi una favela e dove oggi vivono 8000 persone, più della metà capoverdiani. E’ ancora un quartiere difficile, dove c’è bisogno dell’attività sociale dell’associazione Moinho da Juventude, che andiamo ad incontrare e a sostenere. E poi la vecchia Mouraria, con le sue stradine e il suo sapore antico di Maghreb. Anche lì incontreremo un’associazione, Renovar a Mouraria.

Insomma, poco fado e tanta morna capoverdiana. Ma anche tanta musica meticcia con mille influenze diverse, come quella dei Terrakota, un gruppo afro-portoghese di cui vi propongo un assaggino. Cliccate qui sotto.  E a presto su queste pagine per il resoconto del viaggio.

Video

 

Onde Road da Bookpride

A grande richiesta è finalmente disponibile, per tutti quelli che se la sono persa, la registrazione della puntata di Onde Road del 3 aprile scorso da Bookpride, la fiera dell’editoria indipendente. Puntata alla quale anch’io, per la prima volta “on air” in diretta, ho dato il mio modesto contributo. L’idea era semplicemente di parlare un po’ a ruota libera dei viaggi di Radio Popolare e di convincere un altro po’ di gente a viaggiare con noi e a sostenere la radio. Speriamo di esserci riusciti, anche se io non ho esattamente i… tempi radiofonici.

Un grazie, prima di tutto, è d’obbligo a Radio Popolare e a Claudio Agostoni per l’invito, per l’amicizia, per tutti i meravigliosi viaggi ai quali ho potuto partecipare con la radio e per tutto quello che ogni giorno offrono a tutti noi ascoltatori, abbonati e non. A proposito, abbonatevi!

Prima di lasciarvi all’ascolto, poi, una cosa ci tenevo a dire, che non sono riuscito a dire in trasmissione perché il tempo stava per finire.

Claudio, presentandomi, ha detto che ho viaggiato parecchio anche per conto mio, ed è vero. Ma negli ultimi due anni ho viaggiato praticamente solo con la radio, e continuerò a farlo anche prossimamente. E se proprio io, che sono sempre stato contrario ai viaggi di gruppo, dopo tanti anni di viaggi solitari ho fatto questa scelta è perché ho trovato un gruppo nel quale davvero mi trovo a mio agio. Un gruppo di amici con i quali posso condividere non solo i viaggi, e un modo di viaggiare, ma anche idee, solidarietà, cinema, musica, serate interminabili e in generale un bel pezzo di vita. Potrei dire una famiglia ma, intendiamoci, uso questa parola per esprimere un concetto che è lontano anni luce da quello di Giovanardi, o di qualunque altro paladino del family day. Parlo di una famiglia di quelle inclusive, un po’ allargate magari ma che ti accolgono e fin dal primo giorno ti fanno sentire bene, ti fanno sentire il senso di appartenere a una comunità e di essere importante per gli altri come loro lo sono per te.

E’ questo che rende davvero unici i viaggi di Radio Pop, forse più ancora dei posti dove andiamo; è  il come ci andiamo, e qui ovviamente è fondamentale anche l’apporto di ViaggieMiraggi.

Ma adesso… Buon ascolto.

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Un aperitivo balcanico

Nuntio vobis gaudium magnum… ehm, forse così è un po’ troppo pomposo.

Comunque volevo ricordare, e dire a quei pochi di voi che non lo sapessero, che mercoledì 27 al Tempio d’Oro, a Milano, ci sarà una seratina balkan per presentare il viaggio sul Danubio serbo che faremo con Radio Popolare il prossimo agosto.

Una serata insieme per andare idealmente nei Balcani con l’apericena di Laboratorio Taivé, i racconti di Eugenio Berra di Viaggiare i Balcani, varie divagazioni sul tema di Claudio Agostoni di Radio Popolare e Enrico De Luca di ViaggieMiraggi.

E poi… la tromba di Raffaele Koehler. Che, per chi non avesse ancora avuto occasione di vederlo all’opera, è questo signore qua:

Raffaele Koehler

Insomma, anche se non siete un balcone balcano, come diceva Elio… essiateci!

Anche perché per ora ci andiamo idealmente sul Danubio, ma quest’estate ci andiamo per davvero. E avremo a disposizione, tutto per noi, il battello usato da Emir Kusturica nella scena del tentato matrimonio del Nero con Natalija in Underground. Ci sarà Radio Pop, ci sarà ViaggieMiraggi, Viaggiare i Balcani, i presidi Slow Food, musica, cultura, sljivovica… e il resto lo diremo mercoledì.

Le iscrizioni al viaggio, però, sono già aperte. Chi volesse tutte le informazioni del caso le trova qui, sul sito di ViaggieMiraggi:

Programma viaggio

A mercoledì. Intervenite numerosi. Dovidjenja.

 

Domani a Onde Road

Carissimi, volevo informarvi che domani, domenica 3 aprile, alle 11.30 il vostro affezionatissimo parteciperà alla trasmissione Onde Road di Claudio Agostoni, in onda su Radio Popolare (e dove se no?).

Parleremo, naturalmente, dei viaggi di Radio Pop passati e futuri… non so molto altro, si vedrà. Certo che è incredibile come ormai certe radio mandino in onda veramente cani e porci…

Andremo in onda da Book Pride, che si tiene presso il nuovo spazio di Via Bergognone 34, a Milano.

Se non avete di meglio da fare, sintonizzatevi. FM 107.6 per Milano e Lombardia, in streaming su  www.radiopopolare.it per il resto del mondo.

Stay Tuned!

Musica nuova dal mondo

Voglio augurarvi buona Pasqua con un po’ di musica.

Un’amica che ho conosciuto recentemente a Marsiglia, dove vive e ricerca, ma che è rimasta un po’ catalana inside per aver trascorso parecchi anni a Barcellona, mi ha segnalato questo progetto musicale che viene dal Barri Gotic e dintorni. Lui si chiama Marco Boi e suona il contrabbasso. Le sue origini sono in Sardegna, il suo cognome lo svela facilmente: è partito da Cagliari per approdare a Barcellona. Ma del resto, tra la Sardegna e la Catalogna c’è un legame storico forte. Vi dice forse qualcosa il nome Berlinguer? Bè, è un nome tipicamente catalano.

La sua musica (è anche compositore), a un primo ascolto, sfugge alle definizioni. Sicuramente parte dal Jazz, ma non disdegna e non ha paura delle contaminazioni. Ci si può sentire del rock, ma le influenze sicuramente non finiscono qui. Ci vorrebbe qualcuno decisamente più competente di me per descriverla.

Facciamo così: ascoltatelo voi, sentiteci quello che volete e, se vi va, sostenete il progetto del suo primo EP con la nuova formazione, che sta cercando di finanziare con un crowdfunding. Io dico che ne vale la pena. E per chi lo fa ci sono ricche ricompense.

Basta cliccare qui:

http://www.verkami.com/projects/14345-marco-boi-quintet-first-ep/widget_landscape

 

Mille Grazie

Qualche giorno fa (direi una settimana, ormai) questo blog, nato circa cinque mesi fa, ha raggiunto i mille contatti. Adesso ormai siamo oltre i 1100, ma mi ci è voluto un po’ per metabolizzare l’evento, decidere se valesse la pena di fare qualcosa per celebrarlo e soprattutto trovare il tempo di farlo. E non pensavo che sarebbero cresciuti a questo ritmo!

Non so se mille siano tanti o pochi, in assoluto. Sicuramente sono più di quello che mi aspettavo quando ho deciso di aprire un mio blog. Per questo ho deciso di provare a ringraziare tutti voi che avete avuto la pazienza di leggere uno dei miei vari sproloqui, o anche solo guardare le foto, dare un’occhiata per semplice curiosità. La curiosità  è comunque importante, nella vita.

Sorgeva a questo punto il problema di come farlo. Scartata l’ipotesi di mandare 50 euro a tutti (forse dovrei, per ricompensarvi adeguatamente, ma facendo due conti mi sa che non ci stiamo), ci ho pensato un po’ e ho deciso di fare due cose.

La prima: sono passato dal piano gratuito di wordpress a quello a pagamento. Non vi annoio con cose tecniche che anch’io capisco poco, in realtà. Lo scopo è, sostanzialmente, eliminare la pubblicità. Funziona così, in pratica: se paghi un tot all’anno (è una cifra sostenibile, non vi preoccupate, non mi svenerò) sul tuo blog non c’è pubblicità; se scegli di non pagare niente, invece, wordpress ci mette qualche banner pubblicitario per recuperare i costi di gestione dello spazio che ti concede. Che è quello che ho fatto io finora. Dei proventi, meglio chiarirlo, nulla va nelle tasche del blogger. Quindi non ci ho guadagnato niente finora di “materiale”, solo tanto di “priceless”, come dice qualcuno. Questo lo dico per quelli che, giustamente, avevano questo dubbio. Da oggi, comunque, pubblicità non dovreste più vederne.

Visto che, tutto sommato, sembra che la cosa funzioni, mi sembrava giunto il momento di fare il passo. Tra l’altro, così dovrei avere anche la possibilità di tentare qualcosa di un po’ più raffinato sotto il profilo della grafica. Ma non credo che ne sarò capace, quindi non illudetevi: difficilmente vedrete il sito con una grafica troppo diversa da quella molto grezza che vedete ora.

La seconda cosa che mi è venuta in mente è di riproporre il primo racconto che ho pubblicato, come per dire: tutto è iniziato da lì. Gli eventi risalgono all’estate 2010, ma l’ho pubblicato per la prima volta, su un blog di racconti di viaggio, circa due anni dopo. E da lì ho capito che forse, oltre che per me, potevo scrivere un po’ anche per gli altri; l’ho capito quando un paio di altri blog, in maniera del tutto inaspettata, mi sono venuti a cercare.

E’ la cronaca di un viaggio in treno piuttosto movimentato, spero possa essere divertente. E mi raccomando, considerando che è un’opera prima e che ero ancora “giovane” (si fa per dire, ovviamente), perdonate qualche ingenuità.

Bè, ok: senza altre presentazioni. Se vi va, lo trovate qui:

Balkan Express

In questi giorni, un’amica viaggiatrice di Radiopop mi ha fatto sapere che stampa i miei diari per una sua amica che non può viaggiare per problemi di salute, e che questa sua amica le ha detto che in particolare quello del Marocco le è piaciuto così tanto che le manca solo di impararlo a memoria. L’ho trovato molto bello. Io non so fare molte cose nella vita (manco anche un po’ di autostima), ma mi piace molto pensare che saper scrivere più o meno decentemente possa servire anche a questo.

Grazie ancora a tutte/i

Piero