Ed eccoci arrivati anche quest’anno al momento degli auguri… e della classica, inevitabile domanda: “Che fai a Capodanno?”

E certo, il Natale si fa in famiglia, ci si abbuffa a più non posso, si guarda per la 150° volta Una poltrona per due, o il film di Natale per i bimbi, o tutti e due (io probabilmente non farò niente di tutto ciò, ma questo poco importa)… e si cerca di uscirne vivi, proprio per arrivare al Capodanno. E quindi la domanda: “E tu, a Capodanno? Cosa fai? Eh? Cosa fai?”

Ah, ma io anche quest’anno ho la risposta pronta: Viaggio in Calabria, Capodanno tra Riace e Camini, nei borghi dell’accoglienza. Sempre con gli amici di ViaggieMiraggi, in questo caso appoggiandoci all’associazione calabrese Trame Solidali.

Riace e Camini sono paesi di accoglienza e di integrazione in un territorio, la Locride, da sempre minacciato dallo spopolamento e dalla presenza della criminalità organizzata.

Andremo prima a Camini, piccolo borgo della provincia ionica reggina, a 3 km circa da Riace, in cui è stato realizzato un sistema d’accoglienza diffusa simile a quello di Riace. Conosceremo i ragazzi della locale cooperativa che sta attuando un progetto di inclusione, apprezzato e riconosciuto anche a livello internazionale, che vede protagonisti sia gli abitanti del borgo che popoli di culture diverse.

A Camini il progetto di inserimento dei richiedenti asilo, in maggior parte siriani, adotta l’ospitalità diffusa e si articola in botteghe e laboratori artigianali per l’abbellimento del borgo, promozione dei prodotti tipici, asilo e doposcuola, cura della fattoria didattica. Attività in cui locali e popolazione migrante collaborano, in un circolo virtuoso che rivitalizza la comunità dandole una nuova possibilità di vita: la riapertura della scuola elementare è significativa. A Camini, oltre ai migranti, arrivano volontari e studenti universitari da vari paesi esteri e tanti ragazzi per i progetti scuola-lavoro.

E poi, l’ultimo dell’anno, ci sposteremo a Riace.

L’esperienza di accoglienza a Riace inizia nel 1998 quando una barca di profughi curdi raggiunge la vicina costa di Riace Marina e la popolazione locale li accoglie spontaneamente, coniugando la sfida dell’ospitalità con il rilancio dell’economia del piccolo paese che si stava spopolando, recuperando le case abbandonate e cercando di salvare o avviare vecchi mestieri e attività artigianali, dando lavoro e nuove opportunità sia ai locali che ai migranti. Dopo le note vicende giudiziarie, grazie alla perseveranza di tante persone che hanno continuato a credere nella rinascita di Riace e al supporto della Fondazione di partecipazione “E’ stato il Vento”, si stanno riaprendo i primi laboratori e il frantoio sociale è stato rimesso in funzione.

Su Riace, almeno per ora, non credo di dover spendere altre parole. Se ne sono spese anche troppe, molto spesso a sproposito. Ma naturalmente mi interessa vederla per la prima volta “dal vivo”, o vedere quello che ne resta, sperando anche di dare anche un piccolo, piccolissimo contributo a ripartire. C’è un disperato bisogno che esperienze come quella di Riace non muoiano, ma invece si moltiplichino.

Ceneremo con la comunità riunita, festeggiando la fine e l’inizio dell’anno all’insegna della solidarietà e dell’accoglienza. Sarà un’altra esperienza indimenticabile, ne sono certo. E mentre ci pensavo (i miei pensieri si concentrano su questo già da un po’ di giorni) mi è tornato in mente un vecchio pezzo dei Kalamu, un gruppo calabrese che da anni riesplora e vivifica i suoni della musica tradizionale calabra senza disdegnare una salutare contaminazione con quello che viene da ancora più a sud, cioè dall’Africa. Questo pezzo, fin dal titolo, è il manifesto e il paradigma di questo incontro di culture: Calafrica. Mi sembra perfetto, che ne dite?

Ve lo voglio proporre, sono sicuro che pochi lo conoscono. Ascoltatelo, se vi va. Con i miei più sentiti auguri di buon Natale, buon anno e l’appuntamento, ovviamente, nell’anno nuovo con il resoconto di questo Capodanno solidale.

Kalamu – Calafrica