Dove finisce il Danubio? – 8

2/6/2017 – Epilogo

Oggi è in programma un tour della Bucarest modernista e liberty. Abbiamo ancora una mezza giornata qui, prima di andare a prendere l’aereo, e ci è sembrato giusto spenderla così, esplorando un altro lato della città, una città di cui in fondo abbiamo avuto finora solo un piccolo assaggio.
Sarà Marius a farci da guida, e questo provoca già una certa fibrillazione in una parte consistente della componente femminile del gruppo. Lui assesta subito il primo colpo di classe, arrivando in bici all’appuntamento, da vero alternativo, e iniziando la passeggiata con noi così, spingendo la bici a mano. Intanto ci racconta le prime cose, anticipandoci qualcosa di quello che vedremo dopo.

IMG_2513a

Ma la prima, importante tappa è la sinagoga, per essere precisi il Tempio Corale di Bucarest. La prima cosa che si nota è che, rispetto ad altre sinagoghe che ho visto, nell’Est Europa e non solo, non è nascosta, non è un edificio anonimo da fuori che tende ad occultare quello che c’è dentro agli occhi di chi potrebbe non avere buone intenzioni. Che questo poi significhi che qui nei confronti degli ebrei c’è sempre stata tolleranza sarebbe una conclusione sbagliata da trarre, ma questo è l’effetto che fa. Nel cortile campeggia un’enorme scultura che rappresenta una menorah, la lampada ad olio a sette bracci che nell’antichità veniva accesa all’interno del Tempio di Gerusalemme attraverso la combustione di olio consacrato. La menorah è uno dei simboli più antichi della religione ebraica. Secondo alcune tradizioni la menorah simboleggia il rovo ardente in cui si manifestò a Mosè la voce di Dio sul monte Horeb, secondo altre rappresenta il sabato (al centro) e i sei giorni della creazione. Si tratta, qui, di un monumento alla memoria dei sei milioni di ebrei morti nell’Olocausto, dei quali 400.000 venivano dalla Romania, come ricorda la lapide collocata sul basamento.
Questa sinagoga, che non è l’unica di Bucarest ma è certamente la più bella, ha 151 anni e fu costruita, in stile neomoresco, ispirandosi alla sinagoga di Vienna che fu incendiata nel 1938 durante la notte dei cristalli. I restauri e i consolidamenti del 2007, costati 4 milioni di euro, l’hanno riportata all’antico splendore, dopo che aveva dovuto sopportare gli effetti di diversi terremoti: i più recenti sono quello del 1977, che fu il più catastrofico, quello del 1986 e quello del 1990.
Prima della seconda guerra mondiale c’erano 850.000 ebrei in Romania, ora solo 7000, di cui 3000 a Bucarest. La comunità di Bucarest è storicamente a maggioranza ashkenazita, circa l’85% contro un 15% di sefarditi. Ora, in realtà, di sefarditi non ce ne sono praticamente più. Dopo la decimazione avvenuta con l’Olocausto, anche ad opera delle milizie fasciste ungheresi (gli ungheresi avevano occupato parte del paese, durante la guerra), molti ebrei sono partiti per Israele negli anni del comunismo e anche dopo. Durante il periodo comunista, gli ebrei potevano partire solo al prezzo di una specie di “riscatto”, prezzo che dipendeva dal ceto sociale e dall’importanza della persona.
Tutto questo ce lo racconta un esponente della comunità ebraica, che parla in inglese con accento americano alla velocità della luce. Siamo tutti solidali col povero Eugenio che deve tradurre, anche perché la nostra guida conosce anche qualche parola di italiano, per quanto un po’… broccolino, e allora non si accontenta di spiegare in inglese, ma spesso traduce anche lui senza lasciare a Eugenio il tempo di farlo. È un continuo inseguimento che mette a dura prova la pazienza di Eugenio, che alla fine appare comprensibilmente esausto. Qualcuno accosta il nostro anfitrione a Woody Allen, e in effetti pur essendo decisamente più giovane ha un po’ i segni di quelle nevrosi che sono familiari a chi ha frequentato il cinema di Woody Allen, insieme a un certo senso dell’umorismo tipicamente da ebreo americano. Nonostante tutto, però, la visita è molto interessante, anche se poteva essere fatta con un po’ più di calma.

 

IMG_2514

 

Lasciamo la sinagoga e proseguiamo il giro. Fuori da una chiesa, possiamo anche constatare che era vero quello che ci aveva raccontato Maria il primo giorno, che qui è uso accendere candele per i morti ma anche per i vivi.

IMG_2515

 

Cominciamo poi il viaggio nell’insolita Bucarest modernista, liberty (o Art Nouveau se preferite) e cubista. Qui Marius gioca davvero sul suo terreno e ci può parlare ad esempio di Marcel Iancu, un architetto e artista romeno (un ebreo romeno, tra l’altro) poco conosciuto all’estero ma che ha dato un grande contributo allo sviluppo di varie forme d’arte nella prima metà del secolo scorso. Fu co-inventore del dadaismo e un esponente di primo piano del costruttivismo nell’Europa dell’Est. Praticò anche l’Art Nouveau, il futurismo e l’espressionismo; lavorò anche come illustratore, pittore e scultore. Ma a noi, oggi, interessa in particolare il suo lavoro come architetto, in questa zona centrale di Bucarest dove si concentrano diversi edifici che uniscono elementi Art Nouveau con altri più decisamente modernisti o cubisti.
Per esempio la casa Frida Cohen, che ha un’impronta tipicamente costruttivista, o la villa Solly Gold, che è forse l’edificio più spettacolare progettato da Iancu. L’estetica dell’esterno sembra una sintesi di una struttura modernista con elementi cubisti. Partendo dalla forma liscia e convessa del piano terra, si dispiega un’articolazione di volumi irregolari, che genera un grande spazio vuoto dove il terrazzo sopra il secondo piano sembra scolpito.
Nel 1941 Iancu, sulla spinta delle persecuzioni naziste, emigrò in Israele dove trascorse il resto della sua vita.
È interessante anche la lettura che Marius ci offre della storia urbanistica di questa zona, caratterizzata con l’avvento del socialismo reale dall’espropriazione di case borghesi. Case che poi spesso, ci racconta Marius, venivano abbandonate, lasciando che fossero i rom ad occuparle. Questo, dice, portava in breve tempo ad un degrado tale da giustificare la demolizione e il successivo riutilizzo dell’area secondo i piani del regime. Un effetto collaterale di questa politica era che i cani, che prima vivevano con i loro padroni nelle abitazioni borghesi, restavano anche loro senza casa e diventavano randagi.

IMG_2517

IMG_2517a

IMG_2518

IMG_2519

Insomma, la sintesi conclusiva di questa ulteriore mezza giornata alla scoperta della capitale è secondo me in una battuta di Marius che mi piace citare: “Forse Bucarest è una piccola Parigi, ma sicuramente Parigi non è una grande Bucarest”.
Ed è venuto il momento anche di concludere questo racconto. È stato un altro viaggio di cui mi resterà molto. Ci siamo lasciati trasportare dalla corrente; forse non abbiamo scoperto dove finisce davvero il Danubio, ma ce lo aspettavamo, in fondo. Forse non finisce affatto, forse il Mar Nero è la continuazione del Danubio. Comunque sia, il Delta ha mantenuto appieno tutte le sue promesse, e in fondo anche Bucarest.
Concludo con l’auspicio di poter, un giorno non lontano, ascoltare Radio Popolare Danubio. Per un malato di Balcani come me, sarebbe una medicina omeopatica salutare, da somministrare tra un viaggio e l’altro.
Un ultimo aggiornamento: Ho davvero trovato su eBay “Sirena nera”, nell’edizione del 1945. Ora potrò finire di leggerlo…

IMG_2520

 

Grazie al sempre impeccabile deus ex machina di questo ed altri viaggi, Eugenio Berra alias Bennato. Grazie a Viaggiare i Balcani, a ViaggieMiraggi, a Radio Popolare e a Slow Food Romania.
Grazie a Giovanna, Grazia, Patrizia, Piera e Carlo che mi hanno permesso di usare alcune delle loro foto e a tutto il resto del gruppo che ha condiviso con me questa ulteriore esperienza di balcanizzazione.

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...