2 – Vitoria-Gasteiz

Oggi si va a Vitoria-Gasteiz, la città capoluogo della provincia meridionale di Alava e della Comunità Autonoma Basca, sede del parlamento e del governo basco. L’attuale governo basco, guidato dal Lehendakari (presidente) Imanol Pradales, è retto da una coalizione tra il PNV, lo storico partito nazionalista basco moderato, di orientamento centrista, e la sezione basca del PSOE, il partito socialista di Pedro Sanchez. Bildu, che ha raccolto l’eredità di Herri Batasuna, poi Batasuna, illegalizzato nel 2003 in quanto braccio politico dell’ETA, oggi è legale ma è all’opposizione.

Per andarci prendiamo un autobus di linea che, in un’oretta e mezza, ci porta in questa città di 260.000 abitanti (seconda città basca per popolazione) che è nota come città sobria e dedita al lavoro, ma è al tempo stesso una vivace enclave studentesca. Oggi non è con noi Teresa, la nostra guida, che aveva purtroppo altri impegni già presi in precedenza, ma avremo due guide locali. Due perché il gruppo si dividerà: alcuni di noi (io tra questi) faranno un giro in bici, perché Vitoria è una città che si presta particolarmente in questo senso; gli altri, che per motivi vari preferiscono restare appiedati, visiteranno più approfonditamente il centro storico.

Nueva Vitoria fu fondata nel 1181 dal re di Navarra Sancho VI detto el Sabio (il saggio) sul luogo in cui sorgeva l’antico borgo basco di Gasteiz (ecco il perché del doppio nome), e in seguito fu l’oggetto di uno scambio tra le corone di Castiglia e di Navarra. L’espansione iniziata nel XVIII secolo proseguì a ritmo ancora più sostenuto nel Novecento, con lo sviluppo dell’industria. La città è diventata capoluogo del Paese Basco nel 1979.
Il centro storico (casco viejo) è costituito da stretti vicoli che formano approssimativamente una serie di cerchi concentrici ed è punteggiato da una quantità di murales e anche di semplici scritte sui muri, spesso di carattere identitario o comunque con riferimenti alla storia della città e del conflitto basco.

Lavoratrici in prima linea – la lotta non è finita

Ma Vitoria è anche una delle città con la migliore qualità della vita di tutta la Spagna, grazie in parte al suo amore per gli spazi verdi e allo stile di vita tranquillo. Il suo “anello verde”, la cintura formata da parchi e spazi naturali che circonda la città, è stato selezionato dall’ONU tra le 100 migliori iniziative mondiali. Inoltre, la città ha ricevuto il premio European Green Capital nel 2012 ed è la prima città spagnola ad aver ottenuto la certificazione GEP (Green Enterprise Parks). Ecco perché ci è sembrata una buona idea visitarla in bici, per poter godere almeno in parte anche di tutto questo verde.
Ad accompagnarci in bici sarà Arturo, che è molto simpatico ma non parla italiano. Molti di noi in castigliano capiscono comunque qualcosa ma non proprio tutti, quindi io mi incarico di tradurre quando ce n’è bisogno.

E Arturo, che dalle prime chiacchiere informali ha capito subito l’orientamento “politico” del gruppo, ci porta per prima cosa in un posto molto significativo per la storia della città. È una piazza dove sorge una chiesa che diventerà nei prossimi mesi un memoriale dedicato ai cinque morti del 3 marzo 1976. Questa data, di cui quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario, è legata a dei fatti che hanno lasciato un segno profondo nella memoria cittadina. È una data così importante che molti, qui, vorrebbero che venisse celebrata come il Primo maggio. Nella piazza è già stato eretto un monumento ed è stato realizzato un mural con i volti dei cinque, ma anche la chiesa ha bisogno di lavori di restauro urgenti, in particolare del tetto.

Il 3 marzo 1976, durante un’assemblea di lavoratori in sciopero, la polizia fece irruzione nella chiesa di San Francisco lanciando gas lacrimogeni e sparando sui presenti. L’intervento causò 5 morti e oltre 150 feriti.
Il contesto storico: Migliaia di operai si erano riuniti nel quartiere operaio di Zaramaga per protestare contro le condizioni di lavoro e chiedere salari migliori, durante il periodo di transizione seguito alla morte del dittatore Francisco Franco. Il corpo di Polizia, per sgomberare l’edificio, sparò candelotti lacrimogeni all’interno della chiesa satura di persone, costringendo i lavoratori a uscire all’aperto, dove furono accolti prima da proiettili di gomma e subito dopo da proiettili veri. Morirono Pedro María Martínez Ocio, Francisco Aznar Clemente, Romualdo Barroso Chaparro, José Castillo García e Bienvenido Pereda Moral. L’evento ebbe un impatto enorme sull’opinione pubblica e sul percorso democratico del Paese, spingendo le opposizioni a unire le forze e accelerando il processo che avrebbe portato la Spagna alla democrazia. Nonostante questo, le vittime di quei fatti non hanno mai avuto giustizia.
Il 19 maggio del 2004, con la formazione del governo di José Luis Rodríguez Zapatero, il gruppo del Partito Nazionalista Basco formulò chiese al Senato un chiarimento sui fatti di Vitoria.
Nel 2008, una commissione del Parlamento Basco considerò responsabili politici della strage i ”titolari dei ministeri che intervennero in questo conflitto”: Manuel Fraga Iribarne, Ministro del Governo (in Germania durante i fatti); Rodolfo Martín Villa, Ministro delle relazioni Sindacali; Alfonso Osorio, Ministro di Presidenza.
Il 16 giugno del 2011, il Partito Nazionalista Basco e altri gruppi minori presentarono una proposta al Parlamento Basco per includere le vittime della strage di Vitoria nella Legge di riconoscimento delle vittime del terrorismo, in discussione alla Camera dei Deputati. Anche se appoggiarono la necessità di una riparazione, il Partito Socialista di Euskadi-Euskadiko Ezkerra, il Partito Popolare ed Unione, Progresso e Democrazia rifiutarono di considerarle come “vittime del terrorismo”.
Il 3 marzo del 2012, per la prima volta, il Governo Basco omaggiò le vittime della violenza poliziesca del 1976. La portavoce del Governo Basco e consulente di Giustizia Idoia Mendia partecipò a un omaggio floreale accompagnata dai segretari generali dell’Unione Generale dei Lavoratori e delle Commissioni Operaie (sindacati ai quali erano affiliati i lavoratori uccisi).

Da qui proseguiamo per un giro della città che, fuori dal centro storico, è ben dotata anche di piste ciclabili.
Ci fermiamo anche nel barrio Salburua, nel luogo dove sorgeva un vecchio aeroporto militare. È da qui che, il 26 aprile 1937, partirono per andare a bombardare Gernika i caccia Fiat e Savoia-Marchetti dell’aviazione legionaria italiana che, insieme a quelli della Legion Condor tedesca decollati da Burgos, si resero responsabili di quel massacro. La provincia di Alava, storicamente, è sempre stata la più tradizionalista tra le province basche, e con lo scoppio della guerra civile era stata presa dai franchisti.
Da qui, ci possiamo addentrare per un po’ nel grande parco periurbano di Salburua, che fa parte dell’anello verde di Vitoria. Ma purtroppo il tempo è… tiranno e, dopo averne avuto giusto un assaggio, dobbiamo tornare verso il casco viejo per ricongiungerci col resto del gruppo.

Fuori i sionisti

Vola alto, amico mio!

Tutti insieme, dobbiamo andare al Gaztetxe (centro sociale) Gasteizko, dove c’è in programma un incontro con alcuni dei giovani attivisti che lo animano. L’edificio è stato occupato nel 1988 ed è autogestito da una assemblea di giovani; tutte le attività sono rivolte prevalentemente a una fascia d’età tra i 14 e i 30 anni. Noi abbiamo la possibilità di parlare con due dei ragazzi che attualmente lo gestiscono (anche qui faccio io da traduttore). Il più “anziano”, che è il veterano della compagnia, ha 28 anni e fa parte da 8 dell’assemblea, che si chiama Gazte Asanblada; l’altro è entrato da un anno. In totale sono solo 18 perché, per come è strutturata l’attività del centro, tra i 28 e i 30 anni i ragazzi escono, a volte per dedicarsi ad altre attività politiche o più semplicemente per “raggiunti limiti di età”, perché per forza di cose diventando adulti il tempo che hanno da dedicare a questo impegno non è più molto. L’età media, attualmente, è di 22-23 anni; il più giovane del gruppo ne ha 16.

In questi anni, il Gasteizko è sopravvissuto a svariati tentativi di sgombero da parte delle autorità municipali. È nato nel periodo, sul finire degli anni ’80, in cui i movimenti giovanili di autogestione iniziavano a diffondersi in Euskadi, denunciando gli alti costi degli affitti e delle abitazioni e l’atteggiamento repressivo della polizia locale, in linea con quella nazionale. Fu allora che, dopo aver tentato vanamente di interloquire con la giunta comunale, si decise di occupare questo edificio abbandonato, di proprietà del vescovo di Vitoria, che era stato la casa del giardiniere del vescovado. Fin da subito, dopo aver sistemato i locali liberandoli da quintali di spazzatura, si diede inizio alle attività: quasi quotidianamente si svolgevano dibattiti, mostre e concerti. Qui hanno suonato anche i Green Day, ovviamente quando non erano ancora famosi, e decine di gruppi baschi di vari generi musicali, principalmente rock, punk e ska. Ciononostante, a sentire i due ragazzi, c’è una buona relazione col vicinato, anche perché cercano di non fare troppo rumore nelle ore del riposo notturno. Nella prima fase, dato che in quegli anni anche qui l’eroina era un problema sociale molto presente e sentito, i ragazzi del Gasteizko decisero di creare una commissione contro lo spaccio di droga nel casco viejo, fatto che contribuì molto a far sì che le persone del quartiere accettassero la loro presenza.

Anche qui la Palestina è molto presente

Negli anni ’90, dopo una lunga fase di discussioni con il Comune che voleva demolire l’edificio per fare un parcheggio (ma alla fine non se ne fece nulla), iniziò una nuova fase in cui i giovani del Gasteizko cominciavano a occuparsi anche di un altro tema molto sentito da queste parti come la lotta dei prigionieri politici. Oggi, il lavoro su questa e altre tematiche sociopolitiche continua, mentre continuano naturalmente anche le attività legate alla gestione quotidiana e alla manutenzione dell’edificio.
Parlando con i ragazzi, abbiamo scoperto anche che a Vitoria esistono altre realtà come questa, tra cui addirittura un intero barrio autogestito. Si chiama Errekaleor, ed è un quartiere operaio di case popolari sorto negli anni ’50 alla periferia sudovest della città. Nel 2013, dopo che la maggior parte dei residenti avevano accettato di essere ricollocati in altre situazioni abitative essendo gli edifici destinati alla demolizione, è stato occupato da un gruppo di studenti universitari che, denunciando la speculazione edilizia e le problematiche abitative dei giovani, hanno iniziato a portare avanti un progetto denominato “Un mundo mejor” che nel 2016 ha superato i 100 partecipanti, diventando così la più grande esperienza di autogestione della storia recente spagnola. Oggi nel barrio ci sono orti, un pollaio, una biblioteca, una tipografia, una sala per proiezioni e conferenze, un’altra dedicata alle mostre, un negozio per lo scambio di oggetti usati… insomma un’esperienza davvero interessante, anche perché al taglio della corrente elettrica l’assemblea che gestisce Errekaleor ha risposto installando, tramite una campagna di crowdfunding che ha avuto grande successo raccogliendo oltre 100.000 €, una rete di pannelli solari con i quali ha raggiunto l’autosufficienza energetica.
Ovviamente, ci abbiamo tenuto a far sapere ai ragazzi che i centri sociali non mancano neanche da noi, pur con tutte le difficoltà del caso, e che siamo qui in visita in rappresentanza di una radio popolare e comunitaria, che in fondo è un po’ anch’essa “autogestita”, nel senso che sopravvive grazie a noi abbonati.

Due popoli, una sola lotta

Ma, non accontentandoci di un solo centro sociale occupato, ci trasferiamo poi, per il pranzo, in un altro. Si tratta in questo caso di un vecchio fronton, cioè uno stadio della pelota basca, che è stato occupato nel 2008. Oggi, qui, c’è qualcosa che sembra una festa. Ci spiegano che è un pranzo sociale, con l’obiettivo di raccogliere soldi per pagare una multa di 7000 euro che è stata comminata a un gruppo di giovani che si sono spostati qui da un anno, per l’occupazione dell’edificio da cui sono stati sgomberati giusto un anno fa. Il contributo che ci chiedono è di 12 € a testa, ma decidiamo di comune accordo di lasciarne 15.

Anche qui, salvo qualche rara eccezione, sono tutti ragazzi molto giovani, per cui siamo decisamente “fuori target”, tanto che tra di noi scherziamo su come ci vedranno loro: cosa penseranno di questa banda di buffi “vecchietti” che è venuta fin qui dall’Italia per mangiare con loro? Mah, in fondo non importa, va bene così…
Il pranzo è tutto vegetariano: si parte con una saporita insalatina, ma il piatto “forte” è costituito da fagioli e peperoncini verdi sottaceto, che qui, abbiamo scoperto, si usa mangiare insieme. Noi, non sapendolo, avevamo iniziato a sbocconcellare qualche peperoncino che ci avevano portato al tavolo, ma poi una ragazza che era seduta vicino a me mi ha spiegato che era meglio aspettare che arrivasse il pentolone di fagioli, da cui poi abbiamo potuto andare a farci riempire i piatti.

Ci sarebbe anche il dolce, ma per noi è già un po’ tardi: vorremmo andare, in modo che chi non lo ha ancora fatto possa fare anche una passeggiata in centro prima di prendere il pullman che ci riporterà a Bilbao. Quindi, con la nostra fettina di dolce, ci avviamo verso l’uscita, ma a questo punto succede qualcosa di davvero inaspettato. Quando parecchi di noi sono già fuori, un gruppo di ragazzi fa partire un coro che sembra familiare… non credo alle mie orecchie: per salutarci, stanno cantando Bandiera Rossa in italiano! Io e altri, che siamo ancora dentro, ci uniamo al coro quasi commossi. Ci potevamo aspettare forse Bella Ciao, che è ormai da tempo un inno internazionale, ma Bandiera Rossa… ha dell’incredibile. E allora, a questo punto, non possiamo che rispondere noi con Bella Ciao. Anche chi era fuori rientra nel fronton e tutti insieme, sulla gradinata, la intoniamo con gli occhi lucidi; loro ci vengono dietro battendo le mani e, insomma, facciamo un’uscita veramente trionfale. Chi se lo immaginava?

La nostra (breve) passeggiata nel casco viejo si conclude nella Plaza de la Virgen Blanca, dedicata alla Vergine Bianca patrona della città. Nel centro della piazza, il monumento che commemora la vittoria di Wellington sui francesi. La battaglia di Vitoria, combattuta il 21 giugno 1813, fu lo scontro decisivo della Guerra d’indipendenza spagnola. Il Duca di Wellington, al comando di una coalizione anglo-ispanico-portoghese, inflisse una sconfitta disastrosa all’esercito francese guidato da Giuseppe Bonaparte e dal maresciallo Jean-Baptiste Jourdan, aprendo la strada all’invasione della Francia.

Prendiamo poi il tram per tornare alla stazione degli autobus, e lì saliamo sul pullman per Bilbao.

Rientrati a Bilbao, c’è il tempo di fare un salto, per finire la giornata, all’Azkuna Zentroa Alhondiga, che è un centro di società e cultura contemporanea ricavato all’interno di un edificio modernista dell’inizio del XX secolo, che era un magazzino di stoccaggio di vino e olio. La ristrutturazione dell’interno, curata nel 2007-2010 da Philippe Starck, ne ha fatto uno spazio dedicato a mostre d’arte, cinema e altre attività culturali, dove si può trovare anche una mediateca e un centro dedicato all’attività fisica con piscina. Spiccano, al piano terra, le 43 colonne realizzate nei più diversi stili, materiali, forme e colori, un omaggio alla storia dell’architettura e alla diversità culturale.

Cena a base di pintxos in un posto scoperto un po’ per caso, che si chiama “Con B de Bilbao” e offre una grande varietà di pintxos in un ambiente arredato in modo volutamente kitsch ma originale. Da notare che qui la Gilda è proposta in una variante con l’aggiunta di un uovo di quaglia sodo, che richiede un po’ più di impegno per mangiarla, come da copione, in un solo boccone ma… si può fare. Si parla anche della sfida che Claudio ha lanciato, che sarebbe poi a chi ha il coraggio di bersi un kalimotxo (che, ricordo per i più distratti, è un tipico cocktail basco a base di vino rosso e coca cola). Io, ai tempi delle feste estive di oltre 20 anni fa, ne ho bevuti parecchi, perciò non mi fa paura, ma per il momento nessun altro sembra particolarmente entusiasta dell’idea. Vedremo le prossime sere… nel frattempo, domani lasceremo Bilbao per fare un giro che ci porterà a Gernika, Mundaka e Bermeo, per poi proseguire per San Sebastian.

(TO BE CONTINUED…)